Parmalat, Cassazione conferma condanne disastroso crac

Quasi undici anni dopo il disastroso crac della Parmalat nel 2003 – una voragine da 14 miliardi di euro, definita dai magistrati "la piu’ grande fabbrica di debiti del capitalismo europeo", con 38mila risparmiatori truffati – la Cassazione, con un verdetto che ricalca quasi del tutto quello d’appello, ha confermato le condanne per il ‘patron’ Calisto Tanzi, il fratello Giovanni e il commercialista Silingardi con uno ‘sconto’ di pochi mesi per la prescrizione dell’accusa di associazione a delinquere. Guadagna lo sconto, di cinque mesi, anche Fausto Tonna, l’ex braccio destro di Tanzi: ma Tonna e’ anche l’unico ad ottenere il rinvio alla Corte di Appello di Bologna che dovra’ rivedere, probabilmente al ribasso, il suo "trattamento sanzionatorio", cioe’ la pena, forse per dare maggior riconoscimento alla collaborazione prestata alle indagini sulla galassia delle 300 societa’ satelliti del gruppo di Collecchio.

Per Tanzi, che ha compiuto da poco 75 anni, la condanna finale e’ di 17 anni e cinque mesi. La sta gia’ scontando in detenzione ospedaliera a Parma. A lui e a tutti gli altri 12 coimputati saranno tuttavia concessi tre anni di indulto, varato dal Parlamento nel 2006. Tonna aveva nove anni, 11 mesi e dieci giorni ai quali vanno sottratti i cinque mesi piu’ il ‘bonus’ che gli vorranno concedere i giudici d’appello. Per Giovanni Tanzi la condanna, comunque pesante, si riduce a 10 anni e due mesi. Silingardi matura – con sconto di 5 mesi – 5 anni e nove mesi. Soddisfatte quasi del tutto, eccetto il ricalcolo per Tonna e lo sconto prescrizione, le richieste del sostituto procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta – uomo di punta della Procura – che aveva svolto una requisitoria di otto ore e passa, articolata in oltre 400 pagine di appunti chiedendo la conferma del verdetto emesso dalla Corte di Appello di Bologna il 23 aprile del 2012. In base alla ricostruzione dei giudici, l’associazione a delinquere diretta da Tanzi assume questa caratteristica fin dalla sua quotazione in borsa, il primo gennaio 1989, quando fa il suo ingresso appesantita da 300 miliardi di debiti. Un fardello che non verra’ mai smaltito. Piuttosto mimetizzato, con la complicita’ anche delle banche. Le uniche che con circa cento milioni di euro hanno finora risarcito, solo in parte, l’esercito dei truffati che ha investito 600 milioni di euro in titoli tossici.

La sentenza della Cassazione aggredira’ i patrimoni degli imputati piu’ facoltosi, anche Davide Fratta e Giuliano Panizzi, prescritti dalla bancarotta in appello. Fonti legali rivelano che a Panizzi dovrebbero gia’ essere stati sequestrati beni per sei milioni di euro. Ed e’ reale il rischio carcere per chi ha condanne non estinte dall’indulto e superiori ai tre anni. Alcuni potranno chiedere l’affidamento ai servizi sociali, altri la detenzione domiciliare in base alla legge Severino. In attesa di conoscere le motivazioni del verdetto della Suprema Corte – emesso dalla Quinta sezione penale – fonti vicine alla difesa di Sergio Erede, il piu’ noto degli avvocati d’affari della finanza italiana, condannato a un anno di reclusione, definiscono la sentenza "sorprendente". "Non fosse altro perche’ – proseguono le stesse fonti – l’avvocato aveva lasciato, quasi tre anni prima della dichiarazione di fallimento della societa’, il Cda di Parmalat Finanziaria, dove sedeva in qualita’ di consigliere indipendente e senza alcun ruolo esecutivo. La totale tranquillita’ circa la correttezza del proprio operato, aveva determinato l’avvocato Erede a rinunciare alla prescrizione quando avrebbe potuto avvalersene". Secondo quanto si e’ inoltre appreso dall’entourage di Erede, che non ha rilasciato dichiarazioni, dovrebbero essere sospese e non applicate nei suoi confronti le pene accessorie interdittive. Con lui, era stato inflessibile il Pg Gaeta rilevando come a un uomo della "statura professionale" di Erede sia richiesta "una diligenza diversa e maggiore di quella che ci si aspetta da un uomo medio". Le motivazioni del verdetto – che sara’ supervisionato dal presidente del collegio Giuliana Ferrua – saranno estese dai consiglieri relatori Paolo Oldi e Giuseppe De Marzo. Potrebbe volerci piu’ di un mese. Hanno preso parte alla decisione anche i consiglieri Carlo Zaza e Ferdinando Lignola. Per quanto riguarda le condanne degli altri nove coimputati, la Suprema Corte ha confermato quella a 7 anni e 8 mesi per l’ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio Domenico Barili, quella a 4 anni e dieci mesi per Giovanni Bonici, numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, la societa’ ‘cassonetto’ di Parmalat. Le altre sono per dirigenti, sindaci e membri del Cda. Fabio Branchi, commercialista di Tanzi, deve scontare 4 anni, 10 mesi e 10 giorni. Enrico Barachini, 4 anni. Rosario Lucio Calogero, commercialista e primo ‘certificatore’ in Italia, 4 anni e 7 mesi. Paolo Sciume’ 5 anni e tre mesi. Camillo Florini 4 anni e un mese. Mario Mitti tre anni e sei mesi. Tutti devono rispondere in solido per risarcire i risparmiatori truffati, insieme ai due imputati prescritti in appello Fratta e Panizzi.

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