I parlamentari italiani costano (ancora) troppo

Proporre una riforma sul trattamento economico, e voci correlate, per chi è impegnato a “salvare” il Paese dalla catastrofe, ci sembrerebbe buona scienza

La questione, per chiarezza, si riferisce alla posizione su piano economico dei Deputati e Senatori; ancora alla “vecchia” maniera. In una Penisola di disoccupati, cassintegrati, licenziati, pensionati, al limite della sopravvivenza, anche i Parlamentari dovrebbero ridimensionare, di più di quanto hanno fatto, le loro competenze economiche e il correlato trattamento previdenziale.

Chi ha avuto l’onore d’essere eletto a rappresentare il Popolo italiano, dovrebbe esercitare il suo mandato anche in economia. Godendo, in linea di principio, delle stesse agevolazioni previste per i lavoratori in trasferta. Per tutti, insomma, un rimborso spese documentato. Più un gettone di presenza in aula da quantificare. Gli “Onorevoli” sono invitati a far loro queste spartane regolette.

A Montecitorio e a Palazzo Madama, per loro manifesta volontà, i Parlamentari dovrebbero decidere di rientrare nella fitta schiera dei comuni mortali. La carriera politica è una delle tante. Neppure la più difficile o particolarmente specialistica. Così, tenuto conto dell’impegno e dell’effettiva presenza in Parlamento degli interessati, gli “stipendi” dovrebbero essere equiparati agli “onorari” di chi campa vendendo parole. Con trattenute fiscali e previdenziali aggiornate e senza nessun’esenzione. Quindi, secondo noi, un’equa mercede per un impegno pubblico delegato.

Basta con le pensioni di legislatura. Perché un mandato parlamentare non può valere, a tempo debito, un sostanzioso vitalizio. In questo modo, i sacrifici che ci sono imposti sarebbero meno amari per tutti e far politica significherebbe, veramente, interessarsi ai problemi degli altri. Invece, nessuno intende rinunciare spontaneamente ai tanti privilegi ancora in essere. Una riforma del bilancio parlamentare non richiederebbe modifiche costituzionali e sarebbe la strada più breve perché gestita dallo stesso Potere Legislativo della Repubblica.

Proporre una riforma sul trattamento economico, e voci correlate, per chi è impegnato a “salvare” il Paese dalla catastrofe, ci sembrerebbe buona scienza. Insomma, i Parlamentari costano troppo e le spese ricadono, pur se indirettamente, sul cittadino già in difficoltà nel tentativo di far quadrare il bilancio familiare. Così, oltre agli sprechi e all’evasione fiscale, ci sono anche le spese parlamentari. A buon intenditore dovrebbero bastare poche riflessioni. Ma sarà proprio così?

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