Papa Francesco ad Assisi, ‘la guerra non è mai santa’

Non esiste un dio della guerra, non esiste una guerra santa, "solo la pace e’ santa". Ma la via della pace passa anche per il superamento del virus di oggi, il "paganesimo dell’indifferenza". Le vittime della guerra che scappano dalle loro terre "incontrano troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi e’ infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilita’ con cui cambia un canale in televisione". E’ un monito per tutti, nessuno escluso, quello lanciato da Papa Francesco ad Assisi nella Giornata della Pace che ha chiuso la tre-giorni organizzata dalla Comunita’ di Sant’Egidio, dalle Famiglie Francescane e dalla diocesi di Assisi.

In oltre cinquecento erano arrivati nella cittadina del santo ‘poverello’ per dire che "la pace e’ possibile". Tutti, cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti, taoisti, i fedeli delle religioni indiane, i rappresentanti delle fedi del mondo hanno lanciato insieme un appello per porre la parola ‘fine’ alle guerre, al terrorismo, alla violenza. "Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada", si legge nell’Appello di Pace che porta da oggi la firma in calce di tutti i leader religiosi presenti, a partire da Papa Bergoglio.

Ma il Papa, con un ripetuto richiamo a superare l’indifferenza, ha chiamato tutti alla responsabilita’. Perche’ girarsi dall’altra parte non e’ piu’ possibile per nessuno. Gia’ questa mattina nella messa a Santa Marta, prima di volare verso l’Umbria, aveva chiesto che tutti oggi si unissero in preghiera, avendo scritto per questo una lettera ai vescovi. Bisogna andare "oltre le divisioni delle religioni", fino a sentire la "vergogna" della guerra e senza "chiudere l’orecchio" al grido di dolore di chi soffre. "Non esiste un Dio di guerra", ha detto il Pontefice. E se le guerre spingono i popoli feriti a cercare lidi di speranza, l’"accoglienza" e’ uno dei modi di dire ‘pace’. Il pensiero di Papa Francesco e’ ancora una volta per i rifugiati. Li ha voluti a pranzo con lui, ha ascoltato la testimonianza di una donna di Aleppo, ha consegnato il suo Appello per la Pace, da dare ad un ambasciatore in rappresentanza dei leader delle nazioni, ad una bambina siriana, tra quelle che da Lesbo erano partite per l’Italia proprio con il volo papale. Tutti scappati dalle bombe. E il Papa si e’ rivolto a chi non conosce queste situazioni e concentra le sue paure negli attentati. Noi la guerra "non la vediamo" e "ci spaventiamo" per "qualche atto di terrorismo" ma "questo non ha niente a che fare con quello che succede in quei Paesi, in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e cadono" e "uccidono bambini, anziani, uomini, donne…".

Una giornata storica, ad Assisi, ieri, a trent’anni da quella prima Giornata di Preghiera voluta da san Giovanni Paolo II. E qui ci sono testimoni anche di quel lontano ’86. Per il Papa la giornata e’ cominciata al Sacro Convento con decine, centinaia di mani strette a quei religiosi arrivati da tutto il mondo. Poi qualche incontro personale del Papa: l’amico, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, il Primate degli anglicani Justin Welby e il Patriarca siro-ortodosso Efrem II. Per gli ebrei colloquio con il Rabbino David Rosen e per i musulmani ha incontrato Din Syamsuddin, indonesiano, presidente del Consiglio degli Ulema. Tutti hanno raccolto questo "spirito di Assisi", da Bartolomeo che ha invitato ad "isolare i fondamentalismi" al teologo dell’islam che ha invitato i musulmani "a mostrare il vero volto della fede".

L’amicizia tra il Papa e il mondo ebraico e’ poi tutta in quell’abbraccio fraterno con il Rabbino argentino Abraham Skorka, amici da una vita che condividono questa ‘avventura’ del dialogo interreligioso fin dai tempi di Buenos Aires. E poi in prima fila c’erano gli organizzatori che hanno fortemente creduto in questa scommessa. Il fondatore di Sant’Egidio (la Comunita’ in prima linea da trent’anni su questa strada del dialogo), Andrea Riccardi, ha sottolineato che "niente e’ perduto con il dialogo. Tutto e’ possibile con la pace!". Ad Assisi oggi "si vede la pace nel cuore di tante religioni e persone. E’ consolante per chi ha sete di pace: popoli in guerra, in fuga dalla violenza o dal terrorismo, prigionieri, torturati, madri che vedono soffrire i figli, poveri e impoveriti dalla guerra". In questo contesto "le religioni sono davvero fontane di speranza per chi ha sete di pace". Il Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, ha invitato a guardare gia’ a domani: "Il valore profetico dell’incontro che oggi si conclude dipende da cio’ che fara’ ciascuno di noi domani".