Palestina diventa ‘Stato’ all’Onu, anche Italia vota sì

La Palestina diventa Stato ‘osservatore’ dell’Onu. Il suo rango viene elevato a quello di altri Stati, come il Vaticano e la Svizzera. Esattamente 65 anni dopo il voto sulla spartizione della Terra Santa in due Stati (era il 29 novembre del 1947, e persino un giovedi’) l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si rende dunque protagonista di un’altra giornata storica, approvando una risoluzione che il presidente dell’Anp Abu Mazen ha voluto con forza. E che i vertici dell’Autorita’ nazionale palestinese considerano solo un primo passo verso la nascita di un vero e proprio Stato e verso il riconoscimento della Palestina come Paese membro a pieno titolo delle Nazioni Unite.

Per Abu Mazen si tratta di una enorme vittoria diplomatica, che lo rafforza anche sul fronte interno e nei confronti di Hamas. Mentre il si’ alla Palestina da parte dell’Assemblea Onu consegna alla storia un mondo occidentale spaccato, diviso: con gli Stati Uniti al fianco di Israele nel dire ‘no’ al riconoscimento della Palestina come Stato ‘osservatore’ e i Paesi europei in ordine sparso, incapaci di parlare con una sola voce e di raggiungere una posizione comune. Posizione che aveva auspicato l’Italia, a cui fino all’ultimo ha lavorato la diplomazia del nostro Paese, che alla fine ha optato a favore della risoluzione insieme a Francia, Spagna e molti altri Stati della Ue. Provocando la reazione dell’ambasciata israeliana a Roma che parla di ‘delusione’. Altri Stati europei, come Germania e Regno Unito, hanno optato per l’astensione.

Ma ai palestinesi – in festa nei Territori – questo poco importa. Quello che conta oggi e’ lo storico riconoscimento, votato dai due terzi della comunita’ internazionale. Questo nonostante il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, a poche ore dal voto sia tornato a ribadire con forza che la decisione dell’Assemblea delle Nazioni Unite ‘non avvicinera’ la costituzione di uno Stato della Palestina. Anzi – ha sottolineato – l’allontanerà’.

Per gli israeliani infatti (e in questo l’appoggio di Washington e’ pieno) un vero e proprio Stato palestinese che viva in pace e sicurezza accanto ad Israele puo’ scaturire solo da un negoziato che porti a un definitivo e duraturo accordo di pace. Netanyahu, quindi, assicura come il voto all’Onu di fatto non cambi nulla: ‘Non sara’ costituito uno Stato palestinese senza il riconoscimento di Israele come Stato del popolo ebraico, senza la proclamazione della fine del conflitto e senza misure di sicurezza reali che difendano lo Stato di Israele e i suoi abitanti’.

Da domani pero’ qualcosa cambia. E il neo ‘Stato palestinese’, per esempio, avra’ accesso a molti trattati e organizzazioni internazionali che finora le erano preclusi. A partire dalla Corte penale internazionale, davanti alla quale i palestinesi potrebbero decidere di portare Israele per denunciare la questione dei Territori Occupati. Questo uno dei timori piu’ grandi degli israeliani e di molti altri Paesi, anche se i vertici dell’Anp hanno assicurato che non compiranno tale passo automaticamente: dipendera’ dalla politica che Israele decidera’ di portare avanti sul fronte degli insediamenti.

Intanto Abu Mazen guarda gia’ alla prossima sfida, questa si’ impossibile e simbolica: il si’ alla Palestina Stato membro dell’Onu da parte del Consiglio di sicurezza. Una mossa gia’ tentata dal presidente dell’Anp ma che si e’ inevitabilmente scontrata con il veto degli Stati Uniti. L’auspicio di tutti, pero’, e’ che dalla storica giornata al Palazzo di Vetro nasca una nuova spinta verso il dialogo. In questo senso il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon ha lanciato un chiaro appello a israeliani e palestinesi: ‘E’ giunta l’ora di rianimare il processo di pace’. Un processo di pace in stallo da troppo tempo.

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