Palais Lumière, a Venezia la discordia è alta 255 metri – di Franco Esposito

Ciacole? Chiacchiere veneziane? Discussioni sì e anche contrasti. Il Comune approva, okay alla "torre della luce", si proceda nel progetto di costruzione del Palais Lumière a Venezia. Disapprovano le stelle dell’architettura, una stroncatura in piena regola, firmata Vittorio Gregotti e Paolo Portoghesi. Ampiamente favorevole il parere di Vittorio Sgarbi, critico d’arte, che si definisce titolare di un diffuso e vasto personalissimo "pessimismo veneziano". Secondo lui, la torre s’ha da fare. Gli oppositori sono però una folla. Si farà o non si farà il Palais Lumière a Venezia? Il dibattito è in pieno svolgimento, originato dall’approvazione a larga maggioranza del consiglio comunale. Ventotto sì, 3 no. Ma si tratta di cosa? Firmato Pierre Cardin, il Palais Lumière o "torre della luce" è alto 255 metri. Il progetto prevede la sua costruzione nella zona di Marghera. Una torre di tali gigantesche dimensioni tra le ciminiere della fabbrica della Venezia industriale che ha scatenato nel tempo polemiche, dibattiti, inchieste. La Marghera delle fabbriche e dei piccoli e medi scandali non solo di natura ambientale. Il consiglio comunale ha conferito al sindaco Giorgio Orsini il mandato per esaminare l’opera in Conferenza Servizi. Un passaggio obbligato, ancorchè delicato, prima di passare alla stipula dell’accordo di programma che il Consiglio dovrà poi approvare. Un normalissimo iter. "Una grande occasione di sviluppo", assicura con soddisfazione il presidente regionale Zaia. Il governatore guarda avanti, rallegrandosi per quello che la messa in opera del Palais Lumière veneziano può dare in termini di sviluppo. "Darà lavoro a migliaia di persone e apre una riflessione sul recupero di un territorio erede delle grandi contraddizioni del passato". Il territorio di Marghera, oggetto quasi sistematico delle discussione e dei problemi sopra evidenziati. Secondo il sindaco Orsini, "la torre della luce" creerà tra i quattro e i cinquemila posti di lavoro. L’investimento previsto è di 1,4 miliardi di euro, di cui 400 milioni in infrastrutture.

Una torre alta 255 metri a Venezia: facile pensare ai rischi. I vincoli dell’Ente per l’aviazione civile prevedono che non si possono superare i 145 metri d’altezza entro i 18 chilometri della pertinenza aeroportuale.  L’aeroporto di Venezia è in località Tessera, una manciata di chilometri da Marghera e da piazza San Marco. L’Ente dichiara la propria apertura: se non si corrono rischi, il parere favorevole giungerà immediatamente in piena consapevolezza della rilevanza dell’opera e in piena autonomia. La tempistica prevede l’arrivo del sì entro 24 ore dalla Conferenza dei servizi. L’ottimismo conseguente all’approvazione del consiglio comunale si scontra intanto con la marea di pareri contrari. Qualificati la più parte. Fior da fiore, ecco alcuni esempi, rigorosamente virgolettati, consegnati all’opinione pubblica veneziana da noti esperti studiosi, grandi professionisti della materia.

Gli architetti Vittorio Gregotti e Paolo Portoghesi tra questi. E pareri anche di gente comune, veneziani fortemente legati alla tradizione e al fascino antico e magico che Venezia emana da secoli. "La torre della luce? Un’astronave calata in Laguna". Oppure: "La vittoria del gigantismo che piace a arabi e cinesi e non contribuirà al recupero di Porto Marghera". E ancora: "Il Male assoluto", "Un’opera ispirata a Paperopoli" e, in conclusione, "Un’infame porcata". Specialisti e uomini di cultura stroncano il progetto. E mettono in campo le armi a loro disposizione per impedire l’avanzamento dell’idea che piace tanto agli amministratori comunali e alla politica. "Non trovo il Palais Lumière particolarmente bello, ma distrae lo sguardo, cancella tutto quello che c’è di antitetico lì intorno", approva Vittorio Sgarbi. Il noto critico d’arte vede nella torre della luce "un parafulmine che assorbe la negatività di Marghera e la negatività del luogo in uno spazio degradato, come un parafulmine". Ma si farà mai? Sgarbi non nasconde lo scetticismo personale, che viene dal suo inesauribile confesso pessimismo veneziano. "Mi sembra che tutto sia destinato al fallimento. Venezia perse la Capitale della Cultura, come perse l’Expo 1992". Sgarbi approva il risultato finale, non le ragioni che hanno portato alla decisione di costruire il Palais Lumière. "Penso siano speculative e strumentali, dai posti di lavoro a chissà quali altri ragionamenti. Ma c’è dell’altro". Sentiamo cosa. "La politica locale ha detto che vuole farlo, allora non lo farà". Già, la politica. In fondo, non risulta che Venezia si sia staccata dall’Italia.

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