Ormai c’è solo una cosa da fare: votare

Non è più possibile tergiversare. Pensare una cosa e proporne un’altra non è più sopportabile. O sulla riva “bianca” o su quella “nera”. Non ci sono altre soluzioni

La politica nazionale è diventata una farsa. Una sorta di rappresentazione che ci tiene col fiato sospeso sulla questione della governabilità. Se non è come quando il gatto gioca col topo, poco ci manca. La differenza, che non deve sfuggire a nessuno, è che ci sono in ballo i destini del Paese. Non solo sotto il profilo politico, ma anche economico. Lo abbiamo capito: nel “sistema” le decisioni non sono mai sicure. Dato che il nostro Parlamento bicamerale è perfetto, l’Assemblea non è nei presupposti di decidere in nome e per conto del Popolo italiano. L’hanno afferrato tutti, ma si preferisce dare “colore” a una situazione che più grigia non si può.
A questo punto, se non si vuole sovvertire un sistema ancora da costruire, c’è una sola cosa da fare: votare. Non tanto per una sorta d’impossibile “alleanza”, ma tramite una “cobelligeranza” che potrebbe portare i suoi vantaggi; anche se a tempo. Non è più possibile tergiversare. Pensare una cosa e proporne un’altra non è più sopportabile. O sulla riva “bianca” o su quella “nera”. Non ci sono altre soluzioni.

Per governare, con l’attuale sistema, è necessaria una maggioranza. In Parlamento non c’è chi potrebbe garantirla senza una contropartita. Poco c’importa chi sarà il “salvato” o il “salvatore”. L’importante è che si predano delle decisioni per andare avanti. Alla meno peggio.

Se fare politica significa interessarsi ai problemi degli altri, si faccia. Nel concreto e col principio d’essere nel giusto. Non sappiamo, né prevediamo, se Gentiloni “durerà” sino a fine d’anno. Molti, però, ne dubitano.
Basta, comunque, con un altro “esecutivo” su misura. Gli italiani non lo accetterebbero. Entro il 2017 ci saranno delle decisioni da prendere, delle scadenze da rispettare. Ogni “stonatura” sarebbe interpretata come una debolezza del sistema; con conseguenze infauste e non solo per la nostra economia. Basta guardarci intorno per capirlo.

Il tempo della subordinazione è finito. La politica, nonostante tanti cattivi esempi, è, e resta, una realtà oggettivamente seria. Da affrontare con capacità, coerenza, “vista lunga” e onestà. Non ci sono altre possibilità: o si è “a favore” o si è “a sfavore”. La finestra si è fatta stretta. Meglio tornare alla realtà e concretare le proprie posizioni. Ovviamente, per chi l’ha.