Olimpiadi Londra 2012, 18mila soldati contro incubo attentati

Foto LaPressevarie 28 02 2012 Preparativi Olimpiadi Londra 2012 Nella Foto i cerchi olimpici sul fiume TamigiBackdropped by the historic Tower Bridge, a giant Olympic Rings floats on the River Thames in London in the run-up for the Olympic games, during its launch to mark 150-days until the start of the London 2012 Olympic games, Tuesday, Feb. 28, 2012.

7 e 20. Messa cosí sembra quasi un impossibile record dei cento metri, un tempo da leggenda che getta l’uomo oltre l’essere umano. Invece no. Sono sette anni e venti giorni da quel terribile 7/7 del 2005. Il giorno prima la capitale britannica aveva coronato il sogno: aggiudicarsi i giochi del 2012. In meno di 24 ore sprofondo’ nell’incubo. Quattro dei suoi figli decisero di farsi saltare in aria portando al creatore 52 persone.

Sette anni e venti giorni passati a guardarsi dentro, non solo avanti. Il processo ai servizi segreti – dov’erano quando c’era davvero bisogno di loro? – si è saldato al perenne allerta attentati, ai molteplici piani mortiferi finalmente sventati, per fortuna o per destrezza, dagli 007 di sua maestà. La sicurezza costa. Soprattutto in termini di libertà civili: oggi ogni londinese viene ripreso in media 300 volte dalle telecamere a circuito chiuso mentre vive la sua vita. Un prezzo altissimo per un popolo che fa della privacy un vessillo e si rifiuta di avere le carte di identità. E siccome le coincidenze sono la sintassi del destino ecco un altro ricorso: i 40 anni dalla strage di Monaco. Uno spettro che la Gran Bretagna ha voluto scacciare militarizzando il parco olimpico.

A vegliare sullo scorrimento dei giochi ci saranno infatti 18mila soldati dell’esercito. Alla fine saranno quasi il doppio di quelli di stanza in Afghanistan. Lo scandalo-gaffe G4S – l’azienda privata incaricata di addestrare personale civile – ha infatti spazzato via il tentativo ‘soft’ di neutralizzare il babau. Largo dunque all’arsenale, portaelicotteri ormeggiata nel Tamigi compresa. ‘Sapere che ci sono i nostri soldati mi fa dormire sogni piú tranquilli’, ha detto il ministro della Cultura – con delega alle Olimpiadi – Jeremy Hunt. Una confessione piú che una dichiarazione. E allora via anche alle ‘fantozziadi’, un mix di disservizi e polemiche a cielo aperto difficili da comprendere per chi britannico non è. Il "cinismo" di chi si lamenta – sostiene Sunder Katwala, fondatore del pensatoio British Future – è d’altra parte una componente dell’identità collettiva nazionale. Impensabile a Pechino come ad Atlanta. Sullo sfondo resta sempre il 7/7. Martine Wright gareggerà alle Paralimpiadi per la squadra britannica di pallavolo: ha perso entrambe le gambe quando la Circle Line fu colpita dai terroristi.

Per molti londinesi, scrive oggi sul Guardian l’editorialista Jonathan Freedland, la gioia del 6 luglio è in qualche modo "intrecciata" ai ricordi delle bombe del giorno dopo. Il sentimento forse "perdura ancora oggi". Che lo show piú eccitante del mondo fili liscio per Londra non è dunque solo una pratica da sbrigare con professionale freddezza, ma un modo per scacciare una volta per tutte – nel test piú duro – l’ansia attentato.

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