Obama si ispira a Kennedy, l’America ce la farà

BARRAK HUSSEIN OBAMA

‘Il senso dell’America non sta in quello che puó fare per noi, ma tutto ció che puó essere fatto da noi. Questo voto ha a che fare con l’azione della gente, va oltre la politica. Non sono mai stato piú speranzoso di oggi sul futuro del nostro Paese’. Nel giorno in cui un Kennedy, Joe ‘terzo’, torna a Capitol Hill, Barack Obama, ispiratissimo, riecheggia nel suo victory speech, davanti a migliaia di volontari estasiati, i toni usati tanti anni fa da John Fitzgerald Kennedy. Il suo ottimismo e la sua visione unificatrice di un Paese intero.

Al McCormick Center, nella sua Chicago, con la voce ancora roca, dopo il massacrante rush finale di questa lunghissima campagna elettorale, Obama mette i paletti del suo secondo mandato. Davanti ci saranno sfide difficili, ammette. La crisi non verra’ risolta dalla sera alla mattina. ‘L’economia sta migliorando, ma dobbiamo andare avanti per la strada intrapresa in questi 4 anni’. Tuttavia, come fece alla Convention, ripete che ‘ il cammino non sarà facile e ci saranno momenti duri’. Per superarli lancia un appello bipartisan all’opposizione repubblicana e al suo avversario battuto, Mitt Romney. Sa bene che con una Camera in mano al Grand Old Party solo un clima di collaborazione puó fare uscire il Paese dallo stallo e aiutare la ripresa dell’economia. Parole che troveranno orecchie attente, nel partito che esce con le ossa rotte da una sfida persa malamente anche per l’eccessivo protagonismo dell’ala estremista del Tea Party. Non a caso il sito web di Romney ha trasmesso in diretta streaming il discorso presidenziale. Un gesto di bon ton istituzionale, ma anche il segno di grande attenzione politica.

Ma Obama va oltre gli equilibri politici di Washington. Alla sua vittoria da’ un significato piú alto, come una pietra miliare che rilancia la forza della democrazia americana, la vitalità’ del suo popolo e la sua capacita’ di mobilitarsi per ritrovare la strada giusta. ‘Il senso della cittadinanza e della nostra democrazia – afferma tra gli applausi – non si risolve nel solo esercizio del voto. So che ci sono stati problemi, file ai seggi, che dovremo risolvere. La democrazia puó essere confusa, complicata, ma resta il segno distintivo della nostra libertà’. Un manifesto di orgoglio patriottico, per un presidente che dopo aver vinto l’ultima campagna elettorale della sua vita, punta a restare nella storia per aver unito un Paese in questi anni profondamente lacerato e polarizzato.

Nella ricerca di questa unita’, Obama pero’ non fa sconti sul fronte dei diritti, riaffermando il senso profondo del sogno americano. ‘Non sono mai stato piú ottimista circa il futuro dell’America. Dobbiamo continuare a lavorare e lottare tutti assieme. Il meglio deve ancora venire. Tutti vogliamo avere scuole decenti per i nostri figli, un clima migliore dove vivere. A noi non interessa se uno e’ bianco, nero, latino, asiatico, abile o disabile, gay o eterosessuale, ricco o povero. Quello che ci interessa e’ che possiamo costruire l’America tutti assieme’.

E nel giorno in cui alcuni Stati dicono si’, per la prima volta attraverso un voto, alle nozze gay, Obama rilancia un’idea forte della famiglia. A partire dalla sua, facendo capire che l’allargamento dei diritti civili individuali non minaccia la tenuta delle istituzioni tradizionali. Tenerissimo il suo saluto alla moglie Michelle, l’artefice, assieme a Bill Clinton, di questa clamorosa rielezione: ‘Non ti ho mai amato cosí tanto e non potrei essere piú’ orgoglioso di vedere l’America innamorarsi di te’, le mormora al microfono. E poi un riferimento anche questo molto intimo alle figlie, ormai grandicelle, per altri 4 anni sotto la luce dei riflettori di tutto il mondo: ‘Lo sapete quando vi voglio bene, ma per ora credo che un cane possa bastare…’.

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