Obama chiama Letta da Air Force One, ‘complimenti amico’

Italian Prime Minister Enrico Letta addresses a press conference after his meeting with the Greek Prime Minister in Athens on July 29, 2013. Letta is in Greece on a two-days official visit. AFP PHOTO / ARIS MESSINIS

Amicizia sincera e complimenti per il lavoro svolto al livello internazionale. Barack Obama, l’uomo piu’ potente del pianeta, rende omaggio a Enrico Letta nel giorno della sua uscita di scena da Palazzo Chigi. A bordo dell’Air Force One, tra Washington e la California, rende noto Palazzo Chigi, il presidente americano ribadisce il suo legame fortissimo con l’ex premier, che ha fortemente apprezzato in questi mesi nei summit del G8 e G20. E che ha ospitato con tutti gli onori l’ottobre scorso, invitandolo perfino a un pranzo di lavoro alla Casa Bianca, un tributo riservato a pochi leader al mondo. Una telefonata che conferma l’attenzione degli States nei confronti di quello che accade a Roma in giorni cosi’ convulsi.

Piu’ tardi, la Casa Bianca sintetizza cosi’ i contenuti del colloquio: ”Il presidente Obama ha chiamato il Primo Ministro Enrico Letta per esprimere la sua personale gratitudine per la sua leadership e la sua amicizia. Un’amicizia – prosegue la Casa Bianca – che rende gli Stati Uniti e l’Italia ancora piu’ forti. I due leader hanno ribadito i legami duraturi che continueranno a unire i nostri due Paese, amici di lunga data e alleati”.

Al di la’ del legame molto forte tra Obama e Letta, ormai l’America, quando guarda la politica italiana, non si sorprende piu’ di nulla. Ha seguito con attenzione il voto di febbraio per poi scoprire che alla fine non vinse nessuno. Poi l’impasse e l’inattesa rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. E ora tenta di capire come mai un governo a guida Pd sia stato buttato giu’, dopo meno di un anno, da una rivolta interna allo stesso partito. La grande stampa si chiede se l’azzardo di Renzi avra’ successo. Bloomberg e’ scettica e titola: "Renzi ha idee, energia, ma una brutta tempistica".

Il New York Times mette l’accento sulla ‘rivolta di partito’. Il Wall Street Journal osserva come Renzi abbia "promesso di scuotere un sistema politico ormai sclerotizzato". Time infine si chiede se Renzi, "l’Obama italiano", manterra’ viva la speranza una volta premier. La linea e’ quella del massimo rispetto verso la sovranita’ di una nazione alleata. Tuttavia, quello che filtra dall’amministrazione americana e’ la conferma del rapporto privilegiato con il capo dello Stato. I governi possono anche cambiare, ma agli occhi di Barack Obama, Giorgio Napolitano resta la figura di garanzia per un intero Paese. Quali che siano le vie d’uscite della crisi politica, le scelte parlamentari, per gli Usa il solo fatto che al Quirinale ci sia ‘Re Giorgio’ costituisce per l’amministrazione democratica un elemento di sicurezza e di fiducia. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo dell’Italia nelle crisi internazionali e il piu’ ampio scacchiere europeo. E’ stato cosi’ con l’operazione Monti, capace di trattare da pari a pari con la cancelliera tedesca Angela Merkel ai tempi della crisi dell’Euro.

Lo stesso si puo’ dire con Enrico Letta, con cui Obama sin dai tempi del G20, si pensi alle giornate difficili sulla Siria, ha stabilito un rapporto fortissimo. Come testimoniato anche dal clima molto positivo che lo ha accolto a Washington, per la sua prima e ultima visita di ottobre scorso alla Casa Bianca: "Con Enrico Letta – disse Obama – condividiamo gli sforzi comuni sulla lotta alla disoccupazione giovanile e per la crescita. Tra di noi c’e’ stato un rapporto forte da subito". Detto questo, nessuno a Washington dubita che sara’ cosi’ anche con Matteo Renzi, il futuro premier che accogliera’ Obama a Palazzo Chigi, il prossimo 27 marzo, nel giorno dello storico incontro tra il presidente Usa e il Papa. Del resto il sindaco di Firenze ha da tempo forti contatti con l’amministrazione americana. Lo scorso agosto, Renzi ando’ a Charlotte alla Convention democratica che incorono’ Obama, a pochi mesi della sfida per la rielezione. In quell’occasione, parlo’ del governo della sua citta’, partecipando a un forum assieme ai piu’ importanti sindaci democrats d’America. E piu’ volte, nei suoi discorsi, e’ sembrato riecheggiare la retorica del primo Obama, quello del 2008, dei tempi di ‘Hope’ e soprattutto ‘Change’.

Ieri, a caldo, subito dopo il voto della direzione che sanciva la staffetta, uno degli uomini di punta della macchina elettorale obamiana, il capo della Organizing For America, Mitch Stewart, lo ha lodato cosi’ su twitter: "Congratulazioni @MatteoRenzi. E’ bello avere un leader che ne capisce di organizzazione". Certamente un buon viatico per un leader, il piu’ giovane premier della storia repubblicana, che nei prossimi mesi si gioca la partita della vita.