Noi italiani all’estero di serie Z, senza più diritti

Siamo italiani all’estero, utili quando fa comodo a qualcuno: ma quando le nostre voci possono essere difformi dal coro, diamo fastidio. Latorre? Dovrebbe dimettersi

Sempre di più notiamo, leggendo i giornali, nelle discussioni sui social network, nelle dichiarazioni di sedicenti politici, un aumento del disprezzo verso gli Italiani all’estero. Ancora una volta gli Italiani non residenti in Italia vengono considerati Italiani di serie B, o forse Z; anzi, ancora peggio, non vengono considerati “Italiani”.

Sì, perché se si nega il diritto al voto non si è più cittadini di quel paese. Ricordiamo, anche se forse non ce ne sarebbe bisogno, che parliamo di “diritto”, come in tutti i paesi civili. Se poi il cittadino lo eserciti o meno, vada a votare o no, rientra nell’ambito delle libertà di un paese democratico. Mi sembra che le ultime elezioni lo abbiano dimostrato: in Italia, come in Francia, paese in cui vivo, o altri paesi l’astensione al voto è altissima, questo non vuol dire che le persone che non vanno a votare non ne abbiano il diritto. Ma questo è un altro discorso.

Ricordo ancora a tutti coloro che l’hanno forse dimenticato, che il diritto al voto, per tutti i cittadini italiani, è sancito dalla Costituzione della Repubblica, che recita: «Art. 48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. (… omissis)».

Le parole di Latorre sugli italiani all’estero? Un senatore della Repubblica che si permette di dichiarare di essere contro il voto degli Italiani all’estero, fa un affronto alla Costituzione, alla quale, credo, in quanto parlamentare, avrebbe dovuto giurare fedeltà. Anche senza il giuramento, non dovrebbe comunque emettere giudizi personali che vadano contro quei principi costituzionali. Dovrebbe essere forse richiamato per queste sue dichiarazioni dal Presidente del senato, chissà.

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Ho chiesto personalmente al Presidente dei Comites francesi di far sentire le nostre voci di indignazione di fronte a tale vergogna, attendo fiducioso una qualche dichiarazione ufficiale.

Nel frattempo, mi permetto di fare una breve analisi, ispirato da questo momento. Perdonate se in qualche passaggio sicuramente ripeterò cose già dette da altri, ma non si può essere sempre originali, e questo non è un libro o un film, ma più che altro una testimonianza di ciò che può sentire un semplice cittadino, che per circostanze della vita si trova a vivere in un paese diverso da quello di nascita, e cerca con grande difficoltà di continuare ad amarlo e a mantenerne nel cuore e in tanti atti della vita quotidiana le profonde radici che ancora lo legano al paese d’origine.

Leggiamo spesso che gli Italiani all’estero sono portatori delle “eccellenze” del loro paese, fanno sì che la conoscenza e la considerazione che tutto il mondo riserva al nostro patrimonio culturale, artistico, gastronomico, siano ancor più esaltate dalla presenza degli Italiani nel mondo. Attraverso il loro lavoro, le loro competenze, la trasmissione del loro sapere, nei luoghi di lavoro, nelle università, queste persone fanno vivere in tutto il mondo quelle preziose conoscenze che sono la base della vita e della storia di un popolo.

Donne e uomini provenienti da tutte le regioni italiane hanno nel tempo fatto conoscere un pezzo, piccolo o grande che sia, del nostro paese. Hanno portato una piccola pietra, per costruire e far vivere edifici, anche se non visibili, che rappresentino un’immagine della nostra realtà. In un mondo sempre più multietnico, in cui lo scambio delle culture, dei valori dei popoli, sono e devono essere sempre più stimolo e arma per costruire un mondo basato su valori di pace, di solidarietà, di fratellanza fra i popoli, gli Italiani residenti all’estero fanno di tutto per far sì che i valori che i loro nonni e padri, emigrati cinquanta o cento anni fa, hanno cercato di trasmettere loro.

Non voglio fare della bieca retorica, dovunque ci sono i “buoni” e i “cattivi”, per carità, prevengo subito commenti del genere “e allora quelli che hanno esportato la mafia e la criminalità?”. Passiamo avanti per favore.

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Questo esaltare da un lato l’importanza dei connazionali all’estero, portatori appunto di grandi valori, e denigrare dall’altro la necessità di salvaguardarne i diritti, è segno di una grande ambiguità, da parte dei nostri politici, direi una falsità senza fine. Siamo utili quando fa comodo a qualcuno, non siamo più utili, o addirittura possiamo costituire un pericolo, quando la nostra voce, le nostre voci, possano essere difformi dal coro. Dà fastidio a qualcuno che possiamo votare? E perché?

Perché non paghiamo le tasse in Italia? E allora quelli che ancora evadono, o che non le hanno mai pagate, pur vivendo sempre in Italia, quelli che hanno ancora i conti all’estero per non rispettare i “doveri” imposti dalle leggi? Quelli sì possono continuare a votare, perché il loro indirizzo anagrafico è a Sorrento, a Modena, a Foggia, a Lignano, ad Avola, a Manoppello, e non a Saarbrücken, o a Cardiff, o a Charleroi, o a Salamanca, o a Nantes? Che poi non è vero che gli italiani nel mondo non pagano le tasse.

Conta più un indirizzo su un pezzo di carta, che è comunque ancora un documento di identità in cui c’è scritto “Repubblica Italiana”, oppure è più importante ciò che portiamo dentro di noi? Sì, questo qualcosa che ancora vibra nel nostro essere, e che facciamo uscire in ogni attimo della nostra vita, attraverso il nostro accento, attraverso il nostro sorriso, la nostra cortesia, la nostra ospitalità, il nostro saper vivere, il nostro amore per il paese che abbiamo lasciato alle spalle, e quel nuovo amore che abbiamo dimostrato al paese che ci ha accolto, che ci ha ospitato, che ha visto nascere e crescere i nostri figli.

Non siamo migliori degli Italiani in Italia, siamo lontani dal pensarlo, non siamo né migliori né peggiori, come tutti abbiamo qualcosa in più e qualcosa in meno, siamo uguali, siamo un pezzetto microscopico di un qualcosa di molto più vasto, siamo una goccia di un mare, trasportato da un fiume, siamo un granello di sabbia portato via dal vento, e sappiamo bene che fiumi o venti non si fermano alle frontiere. Ma quando un altro fiume o un altro vento ci riporta a casa, ci rifugiamo ancora, con immensa gioia, in quel mare o su quella spiaggia che abbiamo lasciato.

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