No partito unico. La strategia di Berlusconi

I tre motivi per cui Berlusconi non vuole il partito unico con Salvini e Meloni.

Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia

Nei giorni scorsi tutti i big azzurri si sono affrettati a smentire le insistenti voci che davano Lega e Forza Italia (anche da queste colonne), in compartecipazione con Fratelli d’Italia e cespugli centristi vari, pronti alla nascita di una specie di nuovo Popolo della Libertà maggiormente allargato, spingere il Governo giallo-verde fuori strada e permettere così nuove elezioni magari già nel 2019. Niente di tutto questo.

Di partito unico Berlusconi, con questi rapporti di forza tra i due maggiori contraenti (se stesso e il leghista), non vuole neanche sentirne parlare. Da qui la strategia: dimostrare al vicepremier e segretario della Lega tre cose fondamentali: senza soldi, niente campagna elettorale. Un fatto duro e crudo ma l’amara verità. I 49 milioni di euro che la vecchia Lega Nord dovrà restituire (“Li restituiranno i parlamentari”, ha dichiarato Salvini), dopo la sentenza ritenuta dai più una sentenza politica per arginare lo strapotere del leghista, rappresentano ormai un macigno.

Secondo: dopo i primi successi in termini di immagine, vedi questione migranti con la nave “Diciotti” a Catania e lo spauracchio sulla repressione a tutto spiano degli irregolari, arrivano adesso i primi problemi veri con la Legge di Bilancio, scoglio invalicabile che stabilirà i veri rapporti di forza con i Cinquestelle. E’ in questo passaggio cruciale che il presidente di Forza Italia vede le difficoltà più forti che potrebbero portare alla deriva il Governo. Da qui le parole di Gelmini: “Salvini torna con noi”. Parla Gelmini, parole di Berlusconi.

Ed infine i sondaggi, da cui Berlusconi non sembra staccarsi un attimo. La Lega è primo partito ma non sfonda quota 32%, numeri significativi per un complessivo dato dell’area del Centrodestra. Fratelli d’Italia è il leggera risalita, al 4,3%, mentre Forza Italia registra il suo risultato più significativo (in negativo) degli ultimi trenta giorni, vale a dire il 7%. (Dati SWG per TgLa7 di ieri)

La strategia di Berlusconi

La strategia di Berlusconi inizia a cambiare quindi rotta: senza di lui, non può esserci Centrodestra. Con una Lega verosimilmente giunta al massimo della sua potenzialità elettorale, le uniche forze che possono permettere ai moderati di raggiungere e superare agilmente il 40% e magari sperare di raggiungere il 50%, sono proprio FdI e Forza Italia. Da qui l’ultimo incontro di Salvini con Berlusconi: il vicepremier conosce il carisma dell’alleato, e ne palpa le capacità di consenso in alcune zone del Paese fino a questo momento inesplorate. In vista delle Europee del prossimo maggio, quando Berlusconi potrebbe condurre in prima persona l’ultima sua campagna elettorale e rientrare (con l’immunità) a Bruxelles.

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