Nessuno tocchi il carabiniere! – di Simona Aiuti

E’ un uomo che viene presto educato ad essere comandato, che lavora spesso la notte, e che quando lo fa, gli altri festeggiano il Natale con i cari o il ferragosto al mare. Caldo, freddo, pioggia, scontri sulle strade, sangue, dolore, pericolo, tutto questo è il suo lavoro, eppure mai lo sentiamo lamentarsi, perché al suo lavoro ha consacrato la sua vita. Il carabiniere dorme spesso in caserma, o ci vive dentro se comanda la stazione, ma farlo non è pratico, perché le responsabilità sono enormi e tutti si rivolgono a lui per ogni problema, non conosce orari o riposo, e sovente viene svegliato di notte. La moglie si abitua a tenere sempre la pentola a bollire, sperando di poter buttare la pasta prima o poi se quel marito si decidono a lasciarlo andare a mangiare, non si lamenta, impara presto a controllare l’ansia e fa in modo che lui non sappia che lei non dorme finché non torna.

La vita del carabiniere è il lavoro, giura fedeltà alla bandiera, alla Patria e il suo stesso corpo appartiene allo Stato, compresa una grande parte della vita privata, spesso nomade, in luoghi sperduti, ma è un militare e sa portare il peso delle stellette.

Le sue scarpe non sono comode e nel portafogli ha l’immagine di una donna, è la “Virgo fidelis” a cui è devoto; la Santa Vergine in cui confida, a cui recita una preghiera, affinché lo protegga e a cui guarda con devozione, a lei consacra il suo cuore per essere un buon militare; un uomo o una donna che porta la divisa come se fosse pelle, cucita addosso, la sua stessa identità più vera.

Un bacio alla moglie, una carezza ai bambini, e poi di servizio, al freddo, con una sola amica al fianco, la beretta, ma lei lavora poco. Il carabiniere difende, aiuta e indaga, controlla, corre se serve e sa cos’è il sacrificio.

Coloro i quali sabato 15 ottobre hanno attaccato anche un solo carabiniere, definendolo servo dello Stato, forse non sanno che egli è figlio di persone comuni che pagano le tasse, ed egli stesso è servitore dello Stato, nonché padre, o madre. Cercando di linciare un servitore dello Stato, avrebbero dovuto pensare ai loro genitori a casa e come si sentirebbero se, senza alcuna ragione, qualcuno li picchiasse, li prendesse a calci, o tentasse di ucciderli chiusi in un blindato che dato alle fiamme può esplodere da un momento all’altro. Tremano i polsi per l’infamia di un aggressione vile, spropositata, spregevole perché a volto coperto, ignobile perché andare in branco a prendere un solo uomo per spargere il suo sangue è da codardi.

Che nessuno tocchi il carabiniere, un uomo che ha la Santa Vergine nel portafogli, la stessa oltraggiata in frantumi sull’asfalto, atto che ha annientato e annichilito la nostra civiltà. In quel momento siamo diventati nulla, la violenza ha buttato un’ombra sulla gioventù italiana, che non può essere quella incappucciata, che non può essere quella che alza la mano su un rappresentante delle forze dell’ordine, su un carbiniere.

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