Nè processo breve nè processo lungo, solo processo giusto – di Margherita Genovese

Con Berlusconi coinvolto, nessuna riforma della giustizia, e nessun Guardasigilli, potranno essere immuni dalle critiche e dalle accuse di conflitto di interessi. Perchè il vero obiettivo delle opposizioni non soltanto politiche è sempre lo stesso: liberarsi del Cavaliere, distruggerne l’immagine e potenziarne le debolezze fino a renderlo inoffensivo, se non addirittura incapace di articolare quelle sue famose perle della comunicazione che ci hanno fatto sognare più volte. L’Amor che muove il Sole e le altre stelle di dantesca memoria oggi cede il posto all’Invidia, almeno sulla terra.

Dunque, in questa corsa all’interpretazione che per troppi opinionisti biliosi è pura mistificazione, tutto quello che si cerca di far passare come legge "ad personam", dal nostro punto di vista è invece opposizione "contra personam", ovvero chiusura di qualsiasi spiraglio si possa aprire per dare modo alla difesa di mostrare le sue carte ai pubblici ministeri; nonchè a quella parte del popolo che ragionevolmente vorrebbe vederci chiaro tra i meandri dei processi berlusconiani ormai antesignani di manifesti soprusi e perciò precedenti utili alla causa della vera giustizia.

Che dire infatti del rifiuto ossessivo della procura di Milano di ammettere testimoni a favore; del suo ricorso a mille cavilli per incastrare il premier, spostando date, inserendo testimonianze di esseri spregevoli per chiunque e credibili solo per certi giornali e per quei giudici; del disprezzo con cui è stata respinta la votazione parlamentare sul conflitto di attribuzione; della velocità con cui si lavora in un’unica direzione e della tempestività della fuoriuscita di notizie in prossimità di importanti scadenze, a nocumento della stabilità del governo e del Paese?

Noi troviamo scandaloso non il tentativo di approvare leggi che aiutino l’accusato a portare testimoni a sua difesa, e che facciano giustizia di eventuali errori o persecuzioni; troviamo scandaloso che NON si faccia quello che è utile a tutti, PUR di non consentire che torni utile a UNA persona, destinata a soccombere per scontare le colpe più indegne agli occhi dei seminatori di discordia: quella di  essere ricco e quella di essere entrato in politica.

Il processo giusto è quello che dà la possibilità all’accusato di trovare tutte le strade possibili alla difesa; ed è quello che dinanzi al protrarsi di tempi insostenibili per qualsiasi poverocristo in attesa di giudizio, manda in prescrizione gli atti dormienti sulle scrivanie di magistrati incapaci se non colpevolmente indifferenti; ed è quello che dà pari dignità a pubblici ministeri e ad avvocati, che devono potere utilizzare tutti gli strumenti idonei al raggiungimento della verità.

Lunghezza o brevità non sono categorie assolute: una attesa troppo lunga è tanto ingiusta quanto una sentenza troppo breve, quando si è entrati nel circolo vizioso della macchina della giustizia, che non sempre è la macchina della verità. Non facciamoci infinocchiare da chi si è costruito una pelle adamantina calpestando la pelle e i diritti di molti: se la riforma si rende necessaria a detta di tutti, significa che gli esempi di malagiustizia strabordano nel nostro ordinamento, e che sono necessari aggiustamenti. Ben vengano quindi, e i conseguenti benefici  valgano per tutti, non per tutti tranne uno.

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