Nazionalizzazione? Sarebbe una follia

Nazionalizzare significa diventare un Paese simile al Venezuela di Chavez e Maduro. Per l’Italia sarebbe un’altra sciagura

Dagli ambienti del Governo esce questa parola: “Nazionalizzazione”. Questo discorso vale per le autostrade, come per Alitalia ed altri enti. Sono molti, compreso il sottoscritto, coloro che pensano che nazionalizzare sia una pura follia.

In primis, bisogna sfatare il “mito” secondo il quale la gestione pubblica sarebbe migliore di quella privata. Infatti, la storia dice che molte gestioni pubbliche non sono certo garanzia di una migliore gestione di un servizio. Un esempio è il ponte sul Po che collega Bagnolo San Vito a San Benedetto Po, in Provincia di Mantova. Quel ponte (che fa parte della ex-Strada Statale 413, detta “Romana”) è gestito dall’Anas e non è certo in condizioni ottimali. Anzi, può essere un altro “ponte Morandi”. Il ferro arrugginito fuoriesce dal calcestruzzo deteriorato ed il ponte è deformato.

Un altro esempio è la Strada Statale 3 Tiberina bis, quella che collega Ravenna a Terni. Anche questa strada è gestita dall’Anas e non è certo in condizioni ottimali.

In secondo luogo, non è detto che le gestioni pubbliche siano virtuose in termini economici. Anzi, secondo quanto riportato da “Il Giornale”, esse ci costerebbero ben 50 miliardi di Euro. Per un Paese problematico come il nostro, le nazionalizzazioni sarebbero una mazzata. Inoltre, si sa che in passato le gestioni statali altro non sono state che carrozzoni in cui collocare politici “trombati” e non solo. Almeno qui in Italia, le cose sono sempre andate così.

Per finire, una gestione pubblica può essere fonte di corruzione esattamente come una gestione privata.

Dunque, il gruppo “Autostrade per l’Italia” può non essere scevro da colpe riguardo al crollo del viadotto “Morandi” di Genova, ma la nazionalizzazione potrebbe essere la classica “cura peggiore del male”.

Nazionalizzare significa diventare un Paese simile al Venezuela di Chavez e Maduro e non diventare come un Paese liberale che valorizza l’impresa privata che, come disse il grande Winston Churchill, non è una tigre feroce da abbattere né una vacca da mungere, ma è un robusto cavallo che tira un carro molto pesante.