Naufragio Concordia, ‘Se fosse scattato prima l’allarme sarebbe stato tutto più facile’

Divers on January 19, 2012 prepare for an operation near the Costa Concordia aground in front of the harbour of the Isola del Giglio (Giglio island) after hitting underwater rocks on January 13. Italian rescuers resumed their search on board a crashed cruise ship the same day, as salvage workers prepared to pump out fuel from its tanks to avoid an environmental disaster. AFP PHOTO / VINCENZO PINTO

"Il comandante ha dato l’allarme in ritardo perché siamo rimasti per un’ora in attesa di sapere qualcosa ma capivamo che la situazione era grave. Doveva darlo prima perché, se le scialuppe fossero state calate quando la nave era meno inclinata, sarebbe stato tutto più facile". Lo ha dichiarato a TM News uno dei superstiti della tragedia dell’Isola del Giglio, il genovese Massimiliano Zerega, che venerdì scorso era a bordo della Costa Concordia insieme alla fidanzata.

Dalle parole di Zerega traspare tutta la confusione e la paura di quei tragici momenti: "Quando è stato dato l’allarme -racconta il naufrago genovese – siamo andati nei punti di raccolta per salire sulle scialuppe ma la prima si è inclinata e c’era tutta la gente schiacciata in fondo, che pensavo sarebbe morta. Dopo aver tirato su la mia ragazza, abbiamo cercato un’altra scialuppa ma, visto che la nave era ormai troppo inclinata, non è scesa neanche questa".

"Ad un certo punto – spiega Zerega – abbiamo incontrato il commissario di bordo Marrico Gianpietroni, che ci ha accompagnato al ponte 3, dove siamo finalmente riusciti a prendere una terza scialuppa, dopo più di un’ora e mezza di attesa". Secondo Zerega, il momento più difficile è stato proprio quello in cui i passeggeri, in preda al panico, cercavano disperatamente di salire sulle scialuppe per abbandonare la nave che stava affondando.

"Quando ho tirato su la mia ragazza dalla prima scialuppa -sottolinea il naufrago genovese – altri passeggeri si sono aggrappati alla sua gamba per tenersi e quindi, prima ho dovuto fare in modo che si staccasse quello che le teneva la gamba e poi l’ho aiutata a risalire a bordo. Scene del genere – afferma – si sono ripetute più volte". "Alla compagnia – conclude Zerega – chiederò che ci vengano almeno risarciti i beni lasciati sulla nave ma secondo me il danno maggiore è quello psicologico e speriamo ci venga rimborsato anche quello".

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