Napolitano, cultura è risorsa e patrimonio Italia

Aria di crisi economica e di addio oggi al Quirinale. Alla consegna dei premi Vittorio De Sica 2012 e delle Maschere del teatro italiano alla presenza del presidente Giorgio Napolitano e del ministro dei beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e’ infatti piu’ volte rimbalzata la parola crisi, mentre, dal Capo dello Stato, un discorso quasi di addio al mondo dello spettacolo. Napolitano, infatti, dopo aver a piu’ riprese ricordato la sua personale e antica passione per la cultura, ha sottolineato come proprio questa sia la chiave per ‘una societa’ italiana migliore, piu’ civile e responsabile. Ecco – ha concluso il Capo dello Stato – il breve messaggio che volevo comunicarvi, e che trasmettero’ a chi mi succederà’. ‘E’ necessario – ha detto sempre il presidente – diffondere la consapevolezza, ad ogni livello nella societa’ come nelle istituzioni, guardando al presente e al futuro anche della nostra economia, dell’importanza del patrimonio artistico, culturale, storico e paesaggistico dell’Italia. Una importanza decisiva per il Paese e per la sua voce e riconoscibilita’ nel mondo’. Ricordando ‘le capacita’ di creativita’ e le riserve di capitale umano e talento in ogni campo’ di cui l’Italia dispone, Napolitano ha evidenziato che ‘se si sviluppa questa convinzione, tutto il resto dovrebbe venire da se’ nell’area delle politiche pubbliche. E ne puo’ venire anche una evoluzione, di cui vedo i segni in questi tempi di austerita’ e ristrettezza, nelle possibilita’ di lavoro guadagno e di consumo’.

Ornaghi ha parlato invece di qualita’ come solo mezzo per vincere la crisi: ‘Nel 2012 il cinema italiano si e’ ancora una volta distinto per la sua altissima qualita’, raccogliendo ampi consensi internazionali: Paolo e Vittorio Taviani, con Cesare deve morire e Matteo Garrone, con Reality’. ‘Meno confortanti – ha continuato Ornaghi – sono i dati relativi agli spettatori in sala della produzione italiana ed estera. Il 2011 si era chiuso con la riconquista di una posizione di rilievo presso il mercato interno e con esiti impensabili fino a pochi anni prima: la quota dei film nazionali sul totale testimoniava la bonta’ del ritrovato rapporto tra spettatori e cinema italiano. Quest’anno, invece, si registra una flessione delle presenze del pubblico’. Per il ministro, comunque, il conseguimento di risultati ‘di qualita’ e di pregio si rivelano un contributo decisivo per oltrepassare la crisi che stiamo vivendo’.

Dopo i discorsi di Gian Luigi Rondi, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano, e di Luca De Fusco del Napoli Teatro Festival Italia, inventore del premio le Maschere del teatro insieme a Maurizio Giammusso, ad intervenire in rappresentanza del cinema e’ stato Luigi Lo Cascio che ha parlato di ‘arte come vittoria sul disumano’. Mentre Maurizio Scaparro ha ricordato nel suo intervento come questo non sia certo ‘un periodo facile. Viviamo un’epoca in cui il mercato condiziona la creativita’ e non viceversa, come dovrebbe essere’. Personalmente, ha continuato Scaparro, ‘credo che ognuno di noi possa contribuire, anche attraverso il teatro, arte tra le piu’ umane (e anche splendidamente effimera) a segnare nuovi percorsi, nuove alleanze, nuovi traguardi possibili, e alla creazione di quello che potra’ essere un nuovo necessario ‘umanesimo scientifico’.

A ricevere i premi al Quirinale, oltre allo stesso Napolitano a cui e’ stato consegnato il Pulcinella d’Argento e il Vittorio De Sica, anche Luigi Lo Cascio, Lino Capolicchio, Paola Cortellesi (alla sua prima uscita pubblica incinta), Ludovico Einaudi, Emidio Greco e i giovani attori de L’intervallo, Alessio Gallo e Francesca Riso, e il poeta Pierluigi Cappello. Mentre per Le maschere del teatro, tra i premiati, ancora Luigi Lo Cascio, Maurizio Scaparro, Laura Marinoni, Filippo Nigro e Anna Maria Guarnieri.

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