Napoli – Chelsea, Più di 5mila tifosi azzurri hanno invaso Londra – di Mimmo Carratelli

Ed eccoci alla madre di tutte le vigilie, Chelsea- Napoli, il boom della stagione con gli undici leoni di Mazzarri in campo e tremila sciarpe azzurre allo Stramford Bridge, piccolo stadio londinese (41mila posti). Non siamo più le Cenerentole d’Europa e puntiamo in alto, l’impresa è possibile, i quarti di finale Champions, e  toccherà al Chelsea, incerottato da Roberto Di Matteo dopo le malinconie di Villas-Boas, fare la partita e tentare la rimonta, due gol senza prenderne nessuno che, pur facendo tacere il cuore, non appare proprio possibile pensarlo.

Va bene l’orgoglio del Chelsea, va bene la disperata volontà di tenersi a galla in una stagione fallimentare, va bene che le squadre inglesi sui loro campi sono ossi duri, ma il Napoli non starà a guardare, pronto a colpire magari con quell’unico gol che metterà al tappeto i Blues.

Il Chelsea non è l’Arsenal. Non ha l’aggressività dei “gunners” di Wenger. Il Chelsea non è il Manchester United che attacca sontuosamente. Non è il City di Balotelli e Aguero. Il calcio inglese è uscito sinora con le ossa rotte dalla Champions. Proprio il Napoli ne ha defenestrato il Manchester di Mancini. E questo Chelsea ha i suoi problemi. E’ formazione compassata, attacca per linee orizzontali, verticalizza poco, usa lanci lunghi e cross per sfondare. E’ vero che in Champions non ha ancora preso gol allo Stamford Bridge, ma ha giocato contro il Bayer Leverkusen (2- 0), il Genk (5-0), il Valencia (3-0) che non reggono il paragone col Napoli di Mazzarri.

In campionato, il Chelsea fa fatica a vincere quando vince. Basterà il “tuono” dello Stamford Bridge a  spingerlo oltre ogni ostacolo? La stampa inglese è pessimista.

Il Napoli sa che dovrà dare il meglio a Londra per l’impresa accompagnata da una attesa positiva, cauta ma positiva. Bisogna stare attenti in difesa, evitare errori. Su un mezzo errore il Chelsea ha segnato al San Paolo, subendo poi la furente rimonta degli azzurri. Poi ha fallito due, tre palle-gol, il segnale di una squadra precipitosa, poco serena, poco lucida. Il piccolo spagnolo Mata è il motorino da fermare, l’ispiratore delle proiezioni in gol di Drogba, giocatorino di tecnica eccellente e grande movimento su tutto il fronte  offensivo con la capacità di non dare punti di riferimento e sottrarsi alle marcature. Ma è possibile che Gargano gli morda le caviglie riducendone qualità e assist. Poi c’è da sovrastare Drogba, questo fastoso re africano che ha fisicità e colpi di cannoniere, ma ha 34 anni, non può essere fresco come una rosa.

Lampard tenterà i tiri da fuori area e bisogna “murarlo” sempre. Non sembra in gran forma Sturridge, fino a poco tempo fa una vera freccia sull’out destro. Possibile che il Chelsea si trasformi da un giorno all’altro in una macchina da guerra, che aggredisca il Napoli fino a soffocarlo, che ritrovi la strada del gol con Drogba (due reti nelle ultime 13 partite), con Sturridge che non segna dal 18 febbraio, con Torres che il gol non lo vede da trenta partite? Ma se verrà all’assalto quanto rischierà alle spalle?

Di Matteo ha recuperato tutti gli infortunati, giocherà con la formazione titolare, ha ottimi cambi. Ma il Chelsea, per piegare il Napoli, deve superarsi, deve inventare la partita dell’anno, deve avere fortuna, deve avere soprattutto la corsa che le fa difetto. Certo scaglierà nell’area azzurra molti palloni se azzecca la serata magica. Il Napoli potrà difendere a cinque, con l’arretramento degli esterni, e bloccare i cross sul nascere. Mettersi tranquilli nella prima mezz’ora, però senza schiacciarsi, e allarmare i Blues con le prime sortite veloci. Poi i tre tenori sapranno come farci cantare oj vita mia.

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