Muore per overdose in un cesso pubblico di Firenze. La colpa è delle istituzioni!

La notizia e’ di quelle che non tutti i giornali riportano anche perche’ e’ ignorata dalle agenzie stampa, per cui occorre il redattore che va a cercarsi la notizia in Questura, ospedali, obitori o altrove. Notizia riportata come se fosse un piccolo fatto quotidiano di cronaca nera, senza commenti e riflessioni.

Ecco la notizia: “un fiorentino di 39 anni, conosciuto come tossicodipendente, e’ morto per overdose. E’ stato trovato ieri pomeriggio in un bagno pubblico in via Filippina, nel centrale quartiere di Santa Croce. A dare l’allarme al 118 e’ stato un giovane che era con lui, ma quando e’ arrivato il medico, l’uomo era gia’ morto. La polizia sta cercando di risalire a chi ha venduto la dose letale”.

E’ di ieri la notizia che l’ex-presidente Usa Bill Clinton, uno dei principali artefici della “war on drugs”, la crociata Usa nel mondo contro produzione, traffico, spaccio e consumo di droghe, ispirata alle convenzioni ONU in materia… Clinton ha detto che la sua “guerra alla droga” e’ stato un fallimento. Esempi di questi cambi di opinione a posteriori ce ne sono a iosa, ma crediamo che basti questo per la sua notevole autorevolezza… vedremo se dalle parole passera’ ai fatti.

E mentre Clinton diceva la sua, questo malato fiorentino di 39 anni moriva in un cesso pubblico della sua citta’. Morte che molto probabilmente non sarebbe sopraggiunta se nella citta’ del Sindaco Matteo Renzi e nell’Italia di Mario Monti, Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani, si fosse seguito l’esempio di decine di citta’ europee e non solo, citta’ in cui ci sono le narcosale, luoghi dove i malati di tossicodipendenza vanno ad iniettarsi le proprie sostanze, anche dopo un controllo sulle stesse da parte del personale sanitario che sovrintende alla disponibilita’ di questi luoghi. Narcosale per la cui istituzione non bisogna cambiare le leggi che oggi Bill Clinton dichiara essere state un fallimento in tutto il mondo, ma la cui istituzione e’ affidata solo alla volonta’, per esempio e nello specifico, del Sindaco di Firenze e di chi nella sua giunta si occupa di sanita’.

Non e’ che la Sanita’ non si occupi dei malati di tossicodipendenza, ma se ne occupa in modo limitato, con la sola somministrazione di metadone nei SeRT. Metodo evidentemente non efficace visto che si puo’ morire in un cesso della propria citta’ perche’ probabilmente si rifiuta il preparato chimico che – e’ risaputo – non soddisfa a pieno la dipendenza dall’oppio.

Inoltre permane sempre il tabu’ della tossicodipendenza. Occuparsene sembra che dia una cattiva immagine, poiche’ si crede che le persone stigmatizzino la dipendenza e credano che essa non meriti di essere trattata come una malattia. Motivo per cui e’ come la polvere che si butta sotto il tappeto: ci si pensera’ in un altro momento e senza farsene tanto accorgere. Il morto del cesso pubblico di Firenze e’ percio’ vittima delle istituzioni, locali, regionali e nazionali. Ne aspettiamo un altro?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc*
*Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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