Motori italiani all’estero, negli Usa le Ferrari non bastano mai – di Roberto Zanni

Il re dei gossip USA, parliamo ovviamente di TmZ, un paio di mesi fa ha ‘pizzicato’ Kobe Bryant, la stella dei Los Angeles Lakers, mentre firmava un assegno da 329.000 dollari. Per che cosa? Una fiammante Ferrari 458 Italia. Così anche ‘Black mamba’ ha dato il suo contributo al +16% con il quale da Maranello hanno chiuso il primo trimestre 2012. Una percentuale che racchiude la crescita della Rossa negli Stati Uniti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso che già era stato un anno molto positivo. Già, perchè non c’è crisi che tenga, la Ferrari rimane sempre la stessa e averne una, per chi può, è sempre un sogno da realizzare. I risultati brillanti del Cavallino Rampante sono stati ottenuti grazie soprattutto alle vendite della 12 cilindri Ferrari FF e del positivo andamento degli 8 cilindri che vedono la California protagonista nel settore GT e la 458 in versione coupé e spider come riferimento tra le sport car. Inoltre, come è stato sottolineato, il 100% delle vetture Ferrari è stato personalizzato dai clienti che dall’inizio del 2012 hanno a disposizione anche “Tailor made”: un programma innovativo grazie al quale è possibile creare la propria vettura come fosse un abito su misura, attraverso l’utilizzo di materiali, colori e finiture unici ed esclusivi e il supporto di un team dedicato. In poche parole, ancora di più di quello che poteva avvenire in passato, ogni Ferrari è davvero unica, senza dimenticare poi che questi risultati sono stati ottenuti senza l’apporto della F12 berlinetta, la vettura più potente e più prestazionale nella storia della Ferrari, capostipite di una nuova generazione di 12 cilindri.

Le consegne della F12 inizieranno infatti nella seconda metà dell’anno e negli Stati Uniti, il primo mercato della casa di Maranello, la stanno già aspettando. Sì, perchè negli Stati Uniti le Ferrari non bastano mai, non ce ne sono mai abbastanza. Una storia che continua, un amore che non ha limiti, incondizionato, e le dimostrazioni si possono avere ogni giorno, a cominciare dai club che affollano l’esclusivo mondo della Rossa. Il ‘Ferrari Club of America’, ed è solo un primo esempio, è ritenuto infatti il più grande al mondo, con i suoi 5000 soci divisi in 16 regioni che coinvolgono Stati Uniti e Canada e il prossimo ottobre, in California, a Palm Spring, si svolgerà il congresso annuale che sarà anche il 50º, mezzo secolo di storia che si unirà alle celebrazioni per il cinquantenario di un modello leggendario, la GTO. Raduni, sfilate, corse in pista, concours d’elegance, non manca nulla nel grande mondo della Ferrari in America.

L’headquarter si trova nel New Jersey, a Englewood Cliffs c’è la sede della Ferrari North America inc., l’importatrice esclusiva delle Rosse per il Nord, Centro e Sud America. Dal New Jersey si irradia tutta la serie dei concessionari autorizzati. Per risalire al primo rivenditore di Ferrari negli Stati Uniti bisogna ricordare Luigi Chinetti, che innanzitutto, è stato un grande pilota. Fu Chinetti nel 1949 a portare al successo, per la prima volta, una Ferrari 166m alla 24 Ore di Le mans: tempi eroici e leggendari se si pensa che il pilota italiano rimase alla guida per oltre 23 ore. Poi si accordò con Enzo Ferrari per diventare il primo ‘dealer’ della casa di Maranello negli Stati Uniti. Aprì negli USA quella che allora era l’unica concessionaria americana della giovane casa italiana (l’ingegnere fondò la Ferrari nel 1947) e il primo cliente fu un imprenditore/pilota statunitense, Briggs Cunningham, e quel modello poi finì nel suo museo personale. Ma la maggior parte degli acquirenti delle Ferrari dell’epoca rimanevano sconosciuti, Chinetti aveva un enorme rispetto per la privacy dei suoi facoltosi clienti e non ne voleva mai svelare l’identità.

La concessionaria di Chinetti si trovava nel Connecticut, a Greenwich, e oggi, sotto l’insegna Miller Motorcars, è ritenuta la più antica negli States, anche se questo titolo è conteso da Ron Tonkin nell’Oregon, per quello che riguarda la continuità nella vendita dei bolidi italiani. Negli Anni Cinquanta poi Chinetti fondò anche la North American Racing Team, sempre sotto l’egida dell’ingegnere. Radici lontane, ecco da dove è cominciato l’amore degli americani per le Ferrari, una passione che nel tempo si è solo ingrandita, grazie anche, ovviamente, alle gare automobilistiche. E la prima Rossa a sbarcare negli States per una gara fu una 375, nel 1952: anzi a Indianapolis erano previste cinque Ferrari al via, ma alla fine ci fu solo Alberto Ascari (che poi quell’anno si laureò campione del mondo) alla partenza della 500 miglia e anche se, per problemi meccanici, si dovette fermare al 13º giro, quella data è rimasta storica e quest’anno, il 30 maggio (la 500 miglia 2012 si disputerà il 27) si ricordano i 60 anni da quel giorno. E se allora la Ferrari non riuscì ad arrivare prima sotto la bandiera a scacchi, c’è poi riuscita in innumerevoli altre occasioni, in tutte le grandi piste americane, da Indianapolis a Sebring, da Watkins Glen a Daytona e per trovare l’ultima volta non si deve andare nemmeno troppo indietro nel tempo: domenica scorsa, seconda gara consecutiva per la 458 di Jeff Segal ed Emil Assentato, si è aggiudicata la Global Barter 250, nel campionato Sports Cars Series GT della Grand-Am.

Il 29 aprile scorso, ma questa volta a Miami, la numero 69 dell’Aim Autosport Team, aveva però centrato un successo storico per la casa di Maranello negli USA: la prima vittoria dal 2003, da quando vinse il Rolex Series season finale al Daytona International Speedway.

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