Mostre, l’ombaggio dell’Umbria a Luca Signorelli

Aprira’ al pubblico domani in Umbria, e si potra’ visitare fino al 26 agosto, la mostra dedicata a Luca Signorelli, uno dei maestri del Rinascimento, artista ‘de ingegno et spirto pelegrino’, come lo defini’ Giovanni Santi, il padre di Raffaello. La mostra propone oltre cento opere, di cui 66 del pittore cortonese, e si articola in tre sedi espositive: a Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria; a Orvieto nel Duomo, nel Museo dell’Opera e nella chiesa dei Santi Apostoli; a Citta’ di Castello nella Pinacoteca Comunale.

Era dal 1953 che a Luca Signorelli non veniva dedicata una rassegna monografica di questo spessore artistico e complessita’ organizzativa. I curatori sono Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini, e tra i soggetti promotori, oltre alle istituzioni pubbliche, figurano Fondazioni bancarie, l’Universita’ di Perugia, le Camere di Commercio di Perugia e Terni. L’organizzazione e’ di Civita.

Attivo in tutta l’Italia centrale tra Quattrocento e Cinquecento, Signorelli ha lavorato molto in Umbria ed ha avuto una stretta relazione artistica e umana con il territorio.

Nella Galleria Nazionale dell’Umbria e’ illustrata tutta la sua carriera, a partire dalla formazione, ed e’ per questo che il percorso espositivo si apre con la Madonna di Senigallia, di Piero della Francesca, a sottolineare l’influenza di Piero sul giovane artista, gia’ sostenuta dal Vasari. Una accanto all’altra, sono esposte le Madonne di Boston, Oxford e Venezia, impresa che fu tentata, ma invano, dalla mostra del 1953. Si sarebbe potuto cosi’ verificare la tesi di Bernard Berenson, che aveva raggruppato ‘tali cose piefrancescane’ sotto il nome di Signorelli giovane. Non fu allora possibile avere i dipinti, e la mostra di Perugia ora ripara a quella lacuna, con l’importante aggiunta della Presentazione al Tempio, venduta di recente da Sotheby’s a New York e concessa in prestito dal nuovo proprietario.
Il percorso continua con la svolta rappresentata dall’incontro di Signorelli con il Verrocchio a Firenze. Oltre alla testa di San Girolamo, del Verrocchio, sono esposte opere di altri artisti che possono essere inseriti in quel clima, come Perugino e Bartolomeo della Gatta. Punto di snodo della mostra e’ la Pala di Sant’Onofrio del Duomo di Perugia, realizzata nel 1484 da un Signorelli che ha appena concluso la breve ma esaltante esperienza sui ponteggi della Cappella Sistina e raggiunge l’apice della sua arte. Il percorso continua con alcuni dei vertici della pittura rinascimentale come il Tondo di Monaco o la Madonna Medici. Nel tentativo, in parte riuscito, di ricostruire opere smembrate e disperse in diversi musei, vengono presentati frammenti della pala Bichi, parti della pala di Matelica e della pala Filippini di Arcevia, mentre l’Annunciazione di Volterra viene ricostruita in ogni suo elemento. Chiude la rassegna una selezione di disegni provenienti dal Louvre, dagli Uffizi, dal British Museum e da altre collezioni.

Nel Duomo di Orvieto Luca Signorelli ha affrescato il grandioso ciclo del Giudizio Universale nella Cappella di San Brizio (1499-1504), con le famosissime immagini del Finimondo, dell’Inferno e del Paradiso da cui Michelangelo trasse ispirazione per il Giudizio della Cappella Sistina. La decorazione era stata avviata nel 1447 da Beato Angelico. Nel Museo dell’Opera del Duomo si conserva la tavola raffigurante Santa Maria Maddalena. Per l’occasione le opere sono state riunite in uno spazio interamente dedicato a Signorelli, dove e’ aperto al pubblico il cantiere di restauro della Pala di Paciano.

Palazzo Vitelli alla Cannoniera, a Citta’ di Castello, e’ il terzo sito della rassegna. Nella Pinacoteca Comunale sono custoditi il Martirio di San Sebastiano, l’appena restaurato gonfalone di San Giovanni Battista e la gigantesca pala di Santa Cecilia, opera tarda (1517 circa) ma di estremo interesse per comprendere il funzionamento della bottega signorelliana. Accanto a loro, vengono presentati altri lavori, tra cui alcune predelle tuttora sottoposte al vaglio della critica per la loro storia scarsamente documentata.

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