Mostre: alla scoperta di Sorolla, pittore di luce

Grande ritrattista, pittore della luce e di giardini silenziosi, lo spagnolo Joaquin Sorolla (1863-1923) e’ al centro di una bella mostra, allestita dal 16 marzo a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Esposte circa 70 opere tra dipinti e disegni, provenienti dai maggiori musei iberici, che faranno scoprire anche al pubblico italiano un insuperato maestro, considerato uno dei protagonisti dell’arte europea tra ‘800 e ‘900, attraverso la sua produzione matura che viene qui indagata per la prima volta.

‘Sorolla, giardini di luce’ e’ stata realizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo de Bellas Artes dell’Alhambra di Granada e il Museo Sorolla di Madrid, che la ospiteranno dopo l’esordio italiano. Di sicuro una nuova sfida per Palazzo dei Diamanti, un’istituzione ormai abituata a puntare su artisti di indubbio valore, ma rimasti per qualche motivo in un cono d’ombra.

‘Cosi’ e’ stato ad esempio per Sargent – spiega Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea di Ferrara – poi universalmente riconosciuto per il grande artista che e”. L’idea di una mostra dedicata all’opera del pittore valenciano, prosegue, e’ venuta ammirandone i magnifici dipinti nei musei spagnoli durante la co-produzione di passate rassegne.

A curarla e’ stato chiamato Tomas Llorens, che ha voluto puntare sull’ultimo periodo di attivita’ di Sorolla, quando l’anziano artista e’ capace di dare una svolta decisiva alla sua poetica, sedotto dalle suggestioni islamiche dell’Andalusia, rapito dal fascino sufi dell’Alhambra di Granada. La sua pittura si tingera’ di immateriale con venature simboliste, tanto da farne un precursore dei movimenti pittorici degli anni ’30.

Eppure, rivela Llorens, questa fase finale della produzione di Sorolla non e’ mai stata affrontata in una mostra. Di lui si predilige la ritrattistica, genere che lo porto’ alla fama internazionale, proprio come Sargent e come il ferrarese Boldini, che a Parigi gli contendeva gli aristocratici clienti.

Ormai celebre, nel 1908 Sorolla visita per la prima volta le terre andaluse e ne rimane conquistato. Lui, pittore del ritratto en plein air, ambientato in lussureggianti giardini, scopre il silenzio, l’intimita’ dell’Alhambra. ‘Il piu’ famoso monumento dell’architettura ispano islamica lo colpisce per la sua poetica ispirata al pensiero sufi – dice Llorens – per la quiete, persino per il senso di vuoto che voleva ispirare’.

Per Sorolla diventa una sorta di ossessione, tant’e’ che decide di ricostruire nella sua nuova casa di Madrid i cortili, i giochi d’acqua, la vegetazione che aveva ammirato a Granada.

Ecco che da’ vita a un ‘giardino di artista’, proprio come in quegli anni stava facendo Monet a Giverny. Con dovizia di particolari, mette a punto un giardino ‘immaginato come scenario per dipingere’, un capolavoro per creare altri capolavori, che la mostra ferrarese ricrea nell’ultima sezione.

‘Alla base della pittura di Sorolla – spiega il curatore – c’e’ il fatto di raffigurare quello che l’artista vede, quindi en plein air, cosa che pero’ non sempre poteva risultare piacevole’.

Il vento, il sole, i curiosi a volte infastidivano il pittore che amava ritrarre soprattutto i suoi cari in mezzo al verde, alla natura (elemento che lo contraddistingue da Boldini). Nel giardino di casa sua, in quell’inseguirsi di cortili, giochi d’acqua, una vegetazione formalizzata (tutti gli elementi islamici dell’Alhambra), Sorolla e’ nell’ambiente perfetto per creare le sue nuove opere. ‘En plein air, ma in solitudine, in un rapporto sempre piu’ intimo con la pittura stessa’, l’artista valenciano porta fino in fondo la sua svolta stilistica, attento agli effetti piu’ fuggevoli dell’esperienza, al richiamo dell’immateriale e del simbolismo.

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