Mose, Cacciari: ‘nel 2006 dicevo che non andava fatto’. Serracchiani, ‘sconcertata’

Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, intervistato da La Nazione esprime i suoi dubbi sul coinvolgimento del primo cittadino di Venezia – ai domiciliari da ieri – nello scandalo del Mose: "Orsoni lo conosco bene, mi rifiuto di credere che abbia preso soldi in cambio di appalti". Cacciari è però critico con il sistema e ricorda: "Era il novembre del 2006 e dissi che il Mose non andava fatto", "sollevai il problema delle procedure: la decisione di costruire un consorzio prefigurava condizioni favorevoli a pratiche monopoliste".  

Per l’ex sindaco di Venezia "l’attuale sistema pare pensato apposta per favorire la corruzione".

Sul futuro Cacciari crede sia necessario "eliminare il concessionario unico" e riformare la giustizia "riorganizzando quella amministrativa, in modo da coinvolgerla nella fase dei controlli". Infine dice: "Spero che Renzi capisca che le priorità sono queste, non la riforma del Senato che non frega … a nessuno".

Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd e governatore del Friuli, in una intervista a L’Avvenire, si dice "sconcertata" per l’arresto di Giorgio Orsoni nella vicenda sulle tangenti del Mose e afferma: "Urge un riordino radicale della normativa sugli appalti, perché si è stratificata nel tempo, è complessa, non rende facili i controlli e spesso non aiuta nella trasparenza". Sulla possibilità di affidare la gestione delle opere ai commissari la Serracchiani dice: "Il commissario interviene sull’onda dell’emergenza ma non è una soluzione", "è il fallimento dell’azione ordinaria". Propone quindi "un decreto che riordini il sistema, agirebbe anche sulle misure economiche. Dovrebbe intercettare la corruzione, semplificare i processi amministrativi, renderli più trasparenti". Infine sottolinea: "Penso che dobbiamo ricercare con forza una classe politica che si tolga di dosso i panni del malaffare".

Intervistata da La Stampa, la senatrice di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati commenta lo scandalo del Mose: "Aspettiamo fiduciosi il corso della giustizia. Lo dico per i nostri, Galan e Chisso, ma non solo. Galan si è messo a disposizione dei magistrati. Mi sembra il modo migliore per affrontare la tempesta". "Certo tutto questo non fa bene alla politica che vive un periodo di grande sofferenza", "per questo dico che è essenziale fare in fretta", "e alla fine spero venga fuori una verità diversa da quella che ci prospettano".

Intanto il magistrato Raffaele Cantone, alla guida dell’Autority Anticorruzione, in un’intervista a Il Mattino, commenta la vicenda del Mose e avverte: "Non assisteremo inermi a questi ulteriori fenomeni di corruzione nazionale". Dell’incontro avuto ieri con Renzi dice: "Il governo intende avere una vigilanza alta sul tema degli appalti pubblici e della corruzione, anche a seguito di una lettura attenta dell’ultima relazione dell’Unione Europea sulla lotta alla corruzione". Sulla definizione dei suoi compiti come commissario all’Expò precisa: "Mi auguro di conoscere i dettagli del Decreto prima che arrivi al Consiglio dei Ministri". Inoltre sulla possibilità di revocare gli appalti agli inquisiti, dice: "Sarebbe davvero paradossale garantire benefici e guadagni a chi ha commesso un reato ed è sotto inchiesta per aver alterato le regole del mercato".

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