Morra (M5S) tira le orecchie a Di Maio: “Siamo tutti chiamati alla sobrietà”

“Il Movimento è nato sotto l’auspicio della sobrietà, serve responsabilità quando si gestisce il soldo pubblico”

Nicola Morra, senatore del Movimento Cinque Stelle, è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus e ha parlato del caso Di Maio, finito sotto accusa per i rimborsi: “Se affrontiamo queste questioni ci tengo a precisare che sono nato a Genova e nell’immaginario collettivo i genovesi sono abbastanza parchi nella gestione del soldo. Detto questo, al di là della battuta, noi ci sottoponiamo al giudizio di tutti i cittadini, perché queste cifre sono state rese pubbliche da noi, e poi come è giusto che sia saranno i cittadini a scegliere. Tutti quanti abbiamo spese per sostenere sul territorio eventi che riteniamo necessari per veicolare i contenuti di cui ci facciamo alfieri, però tutti quanti siamo chiamati a farlo con la dovuta sobrietà. Io ricordo sempre a me stesso che il 4 ottobre è nato il Movimento Cinque Stelle, sotto l’auspicio della sobrietà e povertà, come stile di vita francescano. Tutti quanti ce lo dobbiamo ricordare. Se questa è una tiratina d’orecchie a Di Maio? Se volete definirla così, noi abbiamo i capelli bianchi, quindi ci possiamo permettere, paternamente, questa cura e questa cautela. Dobbiamo sollecitare i giovani a non fare errori, perché noi dobbiamo per prima cosa dar conto di quello che si fa a tutti quanti. Di Maio non ha fatto nulla di illegale, comunque. Anzi, questi dati li forniamo noi stessi. E’ giusto che il politico venga controllato, per questo noi faremo poi le nostre valutazioni da cittadini italiani prima ancora che da attivisti del Movimento Cinque Stelle. Auspichiamo che tutti quanti abbiano la stessa attenzione e la stessa responsabilità quando si gestisce il soldo pubblico”.

Sulla manovra finanziaria: “La metà circa dei 27 miliardi previsti si recupera attraverso ulteriore indebitamento. Siamo stati per anni bombardati da messaggi per cui il debito doveva essere bloccato e poi scopriamo che con l’approssimarsi del referendum il governo fa delle scelte del genere. L’abolizione di Equitalia era il ventesimo punto del nostro programma, i 20 punti per uscire dal buio. Questa è una vittoria che noi ci dobbiamo intestare. La nostra era una scelta che abbiamo proposto perché è ridicolo che lo stato non sappia fare da esattore delle tasse. Deve provvedere in prima persona, senza penalizzare il contribuente onesto per combattere meglio l’evasione fiscale”.

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