Moretti presiede Cannes – Carlo Di Stanislao

LONDON, UNITED KINGDOM - OCTOBER 25: Nanni Moretti attends the premiere for "We Have A Pope" at the 55th BFI London Film Festival at BFI Southbank on October 25, 2011 in London, England. (Photo by Stuart Wilson/Getty Images For The BFI)

Il feeling fra Nanni Moretti ed il Festival di Cannes è antico, profondo, reciproco. L’autore è stato in concorso a Cannes sei volte e nel 2001 ha vinto la Palma D’Oro, con il film “La stanza del figlio”. Nel 1997 fu membro della giuria e lo scorso anno, con “Habemus Papam”, accolto come si conviene ai maestri.

Ieri, con una lettera commossa e vibrante, Moretti ha accettato l’invito del Festival a presiederne la prossima edizione, che si svolgerà dal 16 al 27 maggio prossimi. “È una gioia, un onore e una grande responsabilità presiedere la giuria del festival cinematografico più prestigioso del mondo, che si svolge in un Paese che ha sempre avuto nei confronti del cinema attenzione e rispetto”, ha scritto Moretti agli organizzatori del Festival.

Il direttore dello stesso, Thierry Fremaux, che ha anche detto che Moretti è uno degli autori del suo personale pantheon, ha spiegato che, poiché negli ultimi 4 anni Cannes ha avuto 3 presidenti di giuria americani, “era cosa giusta tornare all’Europa”.

Moretti succede a Robert De Niro (che l’anno scorso ha premiato lo statunitense  Terrence Malick), Tim Burton, Isabelle Huppert e Sean Penn.

Il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi si rallegra, augurandosi che l’investitura morettiana “sia di buon auspicio per una presenza qualitativamente e quantitativamente positiva del nostro cinema”, deluso da anni e da anni lontano dai grandi premi (si pensi alla recente esclusione dagli Oscar di “Terraferma” di Crialese). Dopo l’investitura francese e dopo il  fallimento di Crialese, molti si chiedono, Moretti incluso, per quale motivo non ci si è affidati ad "Habemus Papam", che già aveva ricevuto un’ottima accoglienza a livello internazionale.

Eppure, credo, che alla giuria degli Awards, neanche l’ultima fatica del nostro sarebbe piaciuta molto:  un film molto ben fatto, ma molto complesso, teso a dimostrare che il cinema (il contenitore) non è più in grado di sostenere le sue emozioni (il contenuto); raffinatezze che non sono da Hollywood, perché vuole dimostrare (cosa che Hollywood ha sempre detestato), con un meticoloso lavoro sul senso dell’immagine cinematografica,  che oggi Il cinema non basta più, o meglio non basta più la rappresentazione di quello che vediamo attraverso l’immagine e per afferrare il senso di quello che ci accade intorno, ma soprattutto dentro di noi.

Prima del 58enne Moretti,  altri sei italiani hanno presieduto la giuria del Festival: Sophia Loren nel 1966, Alessandro Blasetti nel 1967, Luchino Visconti nel 1969, Roberto Rossellini nel 1977, Ettore Scola nel 1988 e, infine, Bernardo Bertolucci (che l’anno scorso è stato premiato alla carriera),  nel 1990.

Il cinema italiano piace molto a Cannes, tanto che, per ben due volte, due film italiani, ex-aequo, si sono spartiti la Pala D’Oro: nel 1972 "Il Caso Mattei" di Rosi e "La Classe Operaia va in Paradiso" di Petri e, nel 2008 "Gomorra", di Garrone  e “il divo” di Sorrentino. L’anno scorso, invece, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti a Cannes sono stati applauditi, ma non premiati.

L’ultimo premio ad un italiano quello del 2010, a Elio Germano, come miglior attore per La Nostra Vita del regista Daniele Lucchetti, che viene proprio dal vivaio morettiano, assistente alla regia in Bianca e aiuto regista in La messa è finita, già in concorso a Cannes nel ’91, con film Il portaborse (prodotto da Moretti), un film che per molti versi anticipa il processo di cambiamento politico che passerà alla storia come Mani Pulite.

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