Monti, l’antipolitica antidemocratica – di Roberto Pepe

Tutti noi italiani, grazie anche ai giornalisti anticasta, abbiamo preso il vezzo comune di ridicolizzare e prendercela con chi ci “dovrebbe” rappresentare nel Parlamento. Si è rinvigorita la famosa usanza di “mugugnare” gridando “governo ladro!”. E’ arrivato Mario Monti, un professorone, un esimio tecnico, che già in famiglia veniva invitato a stare al largo dalla meschina politicaccia. Infatti egli ha subito chiarito e lo ha ripetuto in diverse occasioni che, a differenza dei politici, che hanno una visione “corta”, limitata, cioè, al periodo del loro mandato, per intervenire sulle problematiche nazionali, un “tecnico” , un “nominato” – cioè egli stesso – ha il vantaggio di programmare i propri interventi con una visione più a lunga gittata, potendo programmarli senza preclusioni temporali e senza badare all’entità degli eventuali sacrifici richiesti, proprio per non aver la costrizione di vincoli elettivi, senza obbligo di renderne conto ad alcuno.

Quello che mi meraviglia maggiormente è che nessun politico si sia stracciato le vesti dinanzi al Parlamento sovrano per la mostruosità concettuale espressa, non a casa propria, in privato tra amici, ma proprio in quel consesso che dovrebbe tutelare “almeno” questo mezzo secolo di democrazia attuata in Italia (anche con tutti i difetti migliorabili).

Con questo discorso, infatti, si farebbe salva l’occupazione da parte delle Camicie nere del Parlamento, in quanto un solo uomo “tecnico”, non eletto, allora, bastò a risolvere tutti i problemi che le lungaggini politiche dei parlamentari non riuscivano a finalizzare con una visione più a largo respiro. Infatti le “grandi Idee” prodotte portarono l’Impero e la raccolta dell’oro per la Patria, per la salvezza nazionale contrastata da altre grandi potenze europee. Un po’ come adesso, insomma. Le lacrime ed il sangue sono le stesse contro la ”Perfida Albione”.

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