Monti in manovra – di Carlo Di Stanislao

Monti lo ha chiamato “Decreto Salva Italia” e mentre ne illustrava i contenuti pensionistici (i più difficili), la Fornero si commuoveva e si  bloccava sulla parola “sacrifici”, che certo, ha detto il primo ministro, ci sono e sono tanti, ma consentono di mettere in sicurezza l’Italia e di prevederne un suo rapido rilancio, senza lasciare pesanti eredità alle future generazioni. Fra le sorprese una aliquota aggiuntiva sui capitali “scudati” e l’assenza di ritocchi all’Iperf, mentre, come ci si attendeva, vi è un aumento di due punti dell’Iva a partire dal secondo semestre del prossimo anno.

Non si è voluto colpire i “soliti noti”, come si temeva, con un aumento dell’Iperf sopra i 75.000 euro, ma comunque il sacrificio richiesto ai contribuenti passa per l’aumento dell’addizionale, che lievita da 0,9% all’1,23%, per finanziare la spesa sanitaria delle regioni. L’aumento dell’Iva sarà  di 2 punti percentuali delle aliquote del 10 e del 21% e metterà di fatto al riparo da qualsiasi taglio le agevolazioni fiscali e assistenziali previsti dalla clausola di salvaguardia. La ridefinizione delle agevolazioni, comunque sia, andrà a finanziarie il Fondo per la famiglia. In aggiunta all’Iva arriverà un prelievo sui bolli applicati a fondi titoli, strumenti e prodotti finanziari. A questa "patrimoniale", come l’ha definita Monti, si aggiunge anche un prelievo dell’1,5% sui circa 93 miliardi di capitali rientrati con gli ultimi due scudi fiscali.

Sotto la voce patrimoniale va inserita, in primo luogo, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, con l’anticipo al 2012 dell’Imposta municipale prevista dal federalismo fiscale: l’aliquota sull’abitazione principale viene fissata nel 4 per mille e sconta una detrazione di 200 euro. Dalla seconda abitazione in su l’aliquota sarà invece del 7,6 per mille. Il Governo ha anche avviato un’azione di riduzione dei costi di funzionamento della pubblica amministrazione basata sulla spending review. In primo luogo arriva l’accorpamento nel "superInps" dei principali enti previdenziali (Inpdap ed Enpals), vengono cancellate le authority di recente costituzione sul nucleare e sull’acqua, mentre sulle Province sono abolite le giunte, ridotti a 10 i consiglieri provinciali e tagliate drasticamente le spese in funzioni già svolte da altri enti territoriali. Diventano trasparenti gli stipendi dei ministri e lo stesso Monti ha rinunciato all’emolumento da premier e ministro dell’Economia, con un gesto certo simbolico, ma anche molto significativo. E la manovra, molto criticata dai sindacati soprattutto per le pensioni e la scarsa incisività sui “grandi patrimoni”, fa volare la borsa, con lo spread che scende a 422 punti, il che dà ragione alle parole pronunciate ieri dal premier in conferenza stampa: "L’Italia ha il potenziale per far vedere che è un grande Paese in grado di risolvere i suoi problemi", venuta dopo tre ore di riunione del Cdm, con presentazione chiara e netta del pacchetto di interventi ‘anticrisi’, contenuti in un unico decreto legge che, ha spiegato il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli "garantisce alla Commissione Ue e ai mercati" che le entrate per 4 miliardi, previsti dalla clausola di salvaguardia della delega fiscale. Nella manovra vi sono riduzioni di spesa per 12-13 miliardi, mentre gli altri (18) sono relativi a nuove entrate. E tutti, da Monti ai ministri e viceministri presenti, sottolineano che non si poteva fare di più e meglio in soli 17 giorni e che, comunque, su tagli alla politica e interventi sul lavoro, il governo è ancora al lavoro.

Nel suo preambolo diretto agli italiani, Monti ha anche detto: “Il governo ha ricevuto un mandato di corta durata e di severo impegno per aiutare l’Italia a uscire da una crisi gravissima” ed ha aggiunto: "Nel momento in cui mi tocca chiedere sacrifici a tutti i concittadini mi è sembrato doveroso, come atto di sensibilità individuale, rinunciare al mio compenso"."Vogliamo aiutare la politica, che rispettiamo, a recuperare il rapporto con l’opinione pubblica, perché della buona politica un Paese ha bisogno". La sua pacata ma ferma introduzione e l’emozione della Fornero, descrivono il clima della conferenza stampa per illustrare una manovra che vale 30 miliardi lordi e che apre ad interventi infrastrutturali, da subito, come ha ricordato il minsistro Passera, per 10 miliardi di euro, non virtuali, ma assolutamente veri. L’alto debito pubblico dell’Italia, ha spiegato Monti, "è colpa degli italiani che in passato non hanno dato abbastanza peso e attenzione al benessere delle generazioni future". Molte volte, ha aggiunto il premier, in Italia ha prevalso la politica che mirava più all’orizzonte breve delle prossime elezioni che all’interesse lungo dei figli e dei nipoti "ed è a causa di quella politica che oggi i giovani italiani fanno così fatica a trovare lavoro, che c’è squilibrio tra Nord e Sud e debito pubblico". Ed è stato squisito il tono e l’atteggiamento della sua risposta alla domanda di una inviata di Agorà che gli chiedeva se, dopo questa esperienza, era sua intenzione restare in politica, intenzione declinata con garbo, ma con autentica convinzione.

Circa l’assenza nella manovra di iniziative per il lavoro, Monti ha precisato che saranno messe in campo solo "nelle prossime settimane", perché non c’è stato il tempo necessario per procedere alla necessaria concertazione con le parti sociali. ”Questo Governo ha una durata nel tempo – ha detto il premier Monti -, ma non è detto che la vita del nostro Governo sia finita qui”.”Ci sono cose che non abbiamo fatto oggi, siamo determinati ad andare oltre sul capitolo del lavoro e welfare”. Comunque, in tal senso, qualcosa di iniziale c’è nel maxidecreto “Salva-Paese”. Corrado Passera ha detto che è stato deciso di "defiscalizzare il costo del lavoro sul computo dell’Irap" ed ha annunciato un intervento fiscale per favorire chi mette capitale nella propria azienda.

Dopo la presentazione del decreto “Salva-Italia” e mentre già Bonanni si arma di distinguo sindacalesi, a Piazza Affari sono in gran spolvero con i itoli del settore che si mettono in luce con Mps che avanza del 5,3% ed il rendimento dei titoli a dieci anni al 6,30%, mentre quelli a 5 anni sono al 6,27% e quelli a 2 anni precipitano al 5,77% (con un calo dello 0,77% rispetto all’apertura). Certamente la manovra, già definita “ambiziosa e tempestiva” dalla Ue, è pesante ed addossa un grosso onere sulla previdenza e sui piccoli risparmiatori esentando i grandi patrimoni e scommette anche su una serie di misure che dovrebbero stimolare crescita ed occupazione. Comunque, come ha sottolineato il ministro Piero Giarda, non ci sono alternative: “Vi immaginate cosa sarebbe successo se non avessimo assunto queste misure?”. Il governo ha puntato tutto su una serie di misure ritagliate sulle imprese, come la defiscalizzazione dei capitali reinvestiti in azienda, o la detassazione della parte Irap sul lavoro. Incentivi anche per l’occupazione di donne e giovani; il tutto per compensare l’inevitabile contrazione dei consumi dovuta alla contrazione del reddito disponibile e all’aumento dell’Iva dal secondo semestre del 2012. Vedremo ora cosa accadrà in Parlamento.

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