Monti in Europa, Berlusconi in Italia: la giornata politica

(09112011_SCA018)- FOTO ARCHIVIO - IL CAPO DELLE STATO GIORGIO NAPOLITANO NOMINA SENATORE A VITA MARIO MONTI. NELLA FOTO MARIO MONTI FOTO TACCA/ {TM News - Infophoto} Citazione obbligatoria {TM News - Infophoto}:

L’attendismo di Mario Monti condiziona tutto il quadro politico. Il Pdl in particolare non sa che pesci prendere. C’e’ il timore che il Professore possa lanciare un progetto da cui i berlusconiani siano esclusi (vedi le dichiarazioni del ministro Riccardi): il che si tradurrebbe con ogni probabilita’ nell’esplosione dell’area che finora ha sostanzialmente retto attorno a Berlusconi. Come ha fatto sapere Roberto Formigoni, se il Cavaliere dovesse stringere un nuovo patto di ferro con la Lega, lui lavorerebbe per Monti.

Tutto cio’ fa capire che il compito del premier e’ piu’ complesso di quanto si possa credere. Il prossimo governo sara’ certamente politico, come ha lasciato intendere Giorgio Napolitano, ma in qualche misura lo e’ stato anche l’esecutivo tecnico: infatti ha dato corpo a quelle larghe intese di cui per anni si era parlato quale unica via d’uscita dalla crisi di sistema. Larghe intese che in Germania avevano preso il nome di Grosse Koalition tra popolari e socialdemocratici.

Ora il problema di Monti e’ proprio questo: riprodurle in Italia. La prossima legislatura ne avra’ ancora bisogno a causa della crisi economica che richiede il massimo dell’unita’ per essere governata. Non molto e’ cambiato rispetto al 2011, anzi per certi versi la situazione italiana e’ peggiorata. Come dice Monti, c’e’ bisogno di consolidare le riforme avviate dal governo i cui effetti si vedranno sul medio periodo. Questo e’ l’obiettivo che il capo dello Stato ha promesso di garantire agli occhi della comunita’ internazionale e dell’Europa.

Per evitare che la prossima legislatura sia condizionata da un centrosinistra troppo spostato sulle posizioni di Vendola, il premier avrebbe bisogno di porsi alla testa di un’area moderata vincente, dunque comprensiva dell’elettorato del Pdl. Area che si potrebbe considerare espressione del Ppe italiano. Una sorta di nuova Dc degli anni Duemila. Il progetto passa per una scomposizione dell’area berlusconiana (che in parte sta avvenendo con la scissione della destra di La Russa e di quella di Crosetto e Meloni), una sterilizzazione del leghismo e un irrobustimento del gracile centro di Casini, Montezemolo e Fini, fotografati dai sondaggi attorno al 9 per cento. La ricomposizione dovrebbe avvenire in una federazione dei moderati e popolari, sotto l’egida di un preambolo programmatico che, semplificando, si puo’ riassumere nella cosidetta ‘agenda Monti’.

Ma tutto cio’ presuppone un’intesa Monti-Berlusconi che appare problematica soprattutto perche’ il Cavaliere ne rivendica la regia. Non a caso sostiene (smentito da Maertens) di essere stato lui ad aver fatto invitare il Professore alla riunione dei popolari europei. Berlusconi vorrebbe mantenere il ruolo di padre nobile del centrodestra anche se a guidarlo dovesse essere Monti, il che appare impossibile: non sarebbe accettato dai centristi (lo ammette implicitamente lui stesso quando parla dell’ostilita’ di Casini) e nemmeno dai montiani che non intendono subire l’ipoteca berlusconiana sulla loro strategia. Non depone a favore di un accordo nemmeno l’insistenza con la quale Berlusconi insiste sull’asse con la Lega. Il Carroccio non potrebbe mai sostenere Monti senza perdere la faccia.

Insomma, l’impressione e’ che il Cavaliere abbia messo le cose in modo tale da rendere impraticabile l’intesa con il Professore. Non vuole farsi espropriare del partito e piuttosto e’ pronto a scommettere su una specie di Ulivo del centrodestra, una somma di sigle e siglette destinate a coprire l’area piu’ vasta possibile e cosi’ bilanciare l’eventuale addio dei montiani del Pdl. Cosa abbastanza paradossale se si ricordano le critiche sempre mosse a Prodi e ai rischi della frammentazione. C’e’ il tentativo di prendere tempo. Berlusconi sostiene che la fretta di andare al voto e’ una forzatura. Cicchitto dice esplicitamente che si dovrebbe votare il 24 febbraio e non il 17. Sulla legge di stabilita’ il Pd accusa il Pdl di avere un atteggiamento dilatorio. A Napolitano e Monti giungono poi le critiche di Sel e della Lega per come e’ stato congegnato il decreto liste: fatto per favorire i centristi, e’ la loro accusa. 

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