Montezemolo ‘quasi’ in campo, Casini chiama Alfano

Non si era mai sbilanciato fino a questo punto. Dopo il Manifesto politico, arriva la ‘mezza’ discesa in campo di Luca di Montezemolo, che non esclude una sua candidatura. Pier Ferdinando Casini mostra interesse e vorrebbe che della partita fosse anche Angelino Alfano. Lasciando alla sua strada, ribadisce il leader centrista, Silvio Berlusconi. Come finirà? Presto per dirlo. Certo è che l’area di centro si sta muovendo, piano piano, ma avanza e si organizza.

La precisazione diffusa oggi da palazzo Grazioli regala ulteriori argomenti a Casini. Berlusconi infatti ha voluto chiarire, dopo le anticipazioni di ieri al nuovo libro di Bruno Vespa, che restano in piedi tutte le perplessita’ sull’azione del governo Monti. La linea, insomma, resta quella della conferenza stampa di sabato scorso a Villa Gernetto. "Dov’e’ il dietrofront? Dov’e’ la marcia indietro di cui parlano in maniera del tutto strumentale alcuni quotidiani?", si legge nella nota. Una linea che, nel corso della settimana, ha visto numerosi esponenti del Pdl prendere le distanze.

A questi e ad Alfano, in primis, si rivolge quindi il leader dell’Udc. In nome della comune appartenenza al Ppe, ma soprattutto in nome del sostegno a Monti.

Montezemolo non esclude dunque di scendere in campo personalmente alle prossime elezioni politiche. A Bruno Vespa che lunedi’ 29 ottobre gli ha chiesto se sarebbe disposto ad accettare una candidatura alla premiership se fosse unificante per i moderati, il presidente della Ferrari non ha detto di no. "E’ la grande scommessa delle prossime settimane. Bisogna portare una grande ventata di aria fresca proveniente dalla società civile per rigenerare la politica. O adesso o mai più". "La scommessa e’ di mettere insieme una grande lista civica nazionale con persone competenti, credibili, che si sono misurate nei diversi campi di attivita’ e che vogliono dialogare con la parte migliore della politica. I protagonisti della Seconda Repubblica – secondo il presidente di Italia Futura – non possono essere gli interpreti della Terza, che dovra’ essere una repubblica costituente in un clima di dialogo. Veniamo da vent’anni di scelte mancate. Abbiamo bisogno di una ricostruzione morale e politica che non veda piu’ gli uni contro gli altri. Il mondo non si ferma ad aspettare l’immobilismo italiano".

Montezemolo motiva la sua possibile discesa in campo anche per contrastare un’eventuale vittoria del centrosinistra. "Stimo molte persone nel centrosinistra, tra cui Bersani. Ma se vincesse il suo attuale centrosinistra, si tratterebbe di una coalizione molto lontana dal riformismo di cui abbiamo bisogno. Con la recessione in atto e i problemi sociali ed economici che abbiamo -dice il presidente di Italia Futura- non e’ pensabile che si possa gestire, con il 30% dei voti, un Paese che non ama populismi ed estremismi di nessun genere".

Il lavorio ad un’area moderata ‘deberlusconizzata’ interessa non solo Casini, ma anche alcuni esponenti del Pdl vengono allo scoperto. Senza spingersi a chiedere a Berlusconi di farsi da parte, ma mettendo in primo piano l’urgenza di riunire i moderati. Come Stefania Prestigiacomo: "Le forze politiche del centrodestra invece di continuare sulla strada dell’aggressione l’una contro l’altra come fossero avversari politici di schieramenti opposti, dovrebbero deporre le armi e tentare di volare alto, mettendosi attorno ad un tavolo per dar vita all’unione dei moderati fondata su un programma comune". "Non possiamo lasciare il paese nelle mani della sinistra di Bersani e Vendola", aggiunge. Anche Fabrizio Cicchitto dice di soffermarsi sull’allarme lanciato da Montezemolo sui rischi di una vittoria del centrosinistra: "Al di la’ dello scioglimento della riserva sulla sua discesa o meno in campo, non c’e’ dubbio che quello che dice Montezemolo a proposito di una possibile vittoria del centrosinistra e’ molto preciso e condivisibile: con questa osservazione dovrebbero misurarsi anche gli amici dell’Udc".

Tuttavia, osserva Osvaldo Napoli, "non si puo’ continuare a chiedere a Berlusconi di sparire dalla scena politica quando poi altri non sono in grado di fare il suo passo indietro. Il punto e’ tutto qui. Il resto e’ solo diversivo tattico. Chiedere al Pdl di avere militanti tutti biondi o tutti impomatati altrimenti l’accordo elettorale non si fa e’ soltanto un alibi per nascondere la volonta’ di non fare nessun accordo. Avendone magari fatti altri con Bersani e con tanti saluti al futuro dei moderati italiani". E per Anna Mari Bernini: "E’ veramente bizzarro che il presidente Casini auspichi la formazione di una lista di moderati con il segretario Alfano invocando il totale oscuramento di Berlusconi. Invocazione semplicemente propagandistica".

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