Mondiali, Italia-Svezia a Milano: per vincere serve un miracolo

Abbiamo perso 1-0 e perciò stasera, a Milano, per qualificarci, dovremmo imporci con due gol di scarto. Impresa teoricamente possibile, ma a tre condizioni…

“Quando si dice che la maglia azzurra è il punto di arrivo per ogni giocatore si dice solo la verità”. (Roberto Baggio)

“La Nazionale è come la mamma: ce n’è una sola”. (Antonio Cassano)

“Il calcio è stupendamente rappresentato dalla nostra nazionale: si vedono undici ragionieri in mutande allo sbaraglio, senza nessuna remora, senza nessun decoro. È il nostro governo e il nostro sottogoverno in mutande”. (Carmelo Bene)

“Il clima generale è ostile, la pressione insostenibile. E questa nazionale ha dimostrato di non saperla gestire”. (Il Fatto Quotidiano)

VERSO L’ELIMINAZIONE

La Nazionale italiana di calcio non riuscirà a qualificarsi per il campionato del mondo in Russia? Sono assolutamente pessimista. Certo vi propongo questa scommessa anche per scaramanzia: mai dire mai nella vita, dunque anche nel calcio. Ma sono afflitto dai peggiori presentimenti.

LA FIGURACCIA IN SVEZIA

Perché? Perché nella prima partita dello spareggio con la Svezia abbiamo fatto una figuraccia totale. I nostri avversari, tecnicamente, sono inferiori alla nostra squadra. Ma noi abbiamo accettato di batterci contro le loro qualità migliori (e tradizionali, dunque prevedibili): la fisicità, la gagliardia fisica, l’aggressività atletica. E siamo stati sovrastati.

GLI ERRORI DI VENTURA

Il nostro cittì Giampiero Ventura con ostinazione ha insistito su scelte che mortificano i nostri campioni migliori: Marco Verratti, mai assistito da un centrocampo forte; Lorenzo Insigne, dapprima addirittura escluso e poi impiegato in un ruolo ben diverso da quello in cui eccelle nel Napoli. Gioco lento, manovre laterali, mai un guizzo di fantasia, attacchi prevedibili.

VINCERE CON DUE GOL DI SCARTO?

Abbiamo perso 1-0 e perciò stasera, a Milano, per qualificarci, dovremmo imporci con due gol di scarto. Impresa teoricamente possibile, ma a tre condizioni: 1. un po’ di fortuna, che in Svezia non c’è stata affatto; 2. un arbitraggio, diciamo così, “amichevole”; che so, un rigore, tolleranza, ammonizioni, calci di punizione; 3. una svolta totale, psicologica e tattica. Con priorità a campioni che facciano la differenza. E dunque?

IN CONCLUSIONE: CI VUOLE UN MIRACOLO…

Sperare è lecito, ragionare realisticamente è un obbligo. La partitaccia in Svezia non è un infortunio isolato: nelle tre precedenti gare, non solo con la Spagna (una disfatta), ma anche con Macedonia e Albania la nostra squadra è apparsa confusa e mal guidata. Solo una miracolosa resurrezione, stasera a Milano, potrebbe salvarci.

UNA BATTUTA AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO

Manlio Scopigno, il leggendario allenatore filosofo che vinse lo scudetto con il Cagliari, una volta disse: “Mai avrei immaginato di vedere Niccolai in Mondovisione…”. Comunardo Niccolai era un discreto difensore del Cagliari, famoso per gli autogol. Oggi vorrei ispirarmi al filosofo del calcio per dire: Mai avrei immaginato che Massimo Giletti osasse proclamarsi vittima di oscure censure… E il bello è che c’è chi ci crede. Penso che sia un clamoroso autogol, simile a quelli di Niccolai.

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