Molfetta al voto, Isa de Bari candidato Sindaco del centro-destra: “Molfetta merita più rispetto e coerenza”

L’11 giugno prossimo i cittadini saranno chiamati alle urne, tra i candidati ha sicuramente colpito per coerenza e efficacia il programma che ha esposto l’avv. Isa de Bari

Si è svolto nel pomeriggio di sabato 20 maggio a Molfetta il confronto tra tutti i candidati Sindaco per la poltrona di primo cittadino del Comune di Molfetta. L’11 giugno prossimo i cittadini saranno chiamati alle urne, tra i candidati ha sicuramente colpito per coerenza e efficacia il programma che ha esposto l’avv. Isa de Bari per la cittadina pugliese, candidato Sindaco in rappresentanza di tutto lo schieramento di centro-destra.

Di seguito riporto integralmente il suo intervento per permettere a tutti voi lettori ed elettori di comprendere, quindi riflettere e votare la validità delle risoluzioni ai tanti problemi lasciati in sospeso dal precedente sindaco eletto nelle file di una coalizione di sinistra, poi dimissionario.

Testualmente le domande fatte al candidato Sindaco e le risposte fornite, in due minuti in esse la sintesi il programma per la città:

D Iniziamo il nostro confronto dal settore marittimo che è da sempre il cuore della nostra storia, della nostra economia. Appurato che ormai si ritiene che la grande opera del porto debba essere conclusa, in che modo ciò può avvenire? Il completamento del nuovo porto quali benefici potrebbe eventualmente arrecare alla marineria molfettese che versa in condizioni “disperate” (ricordiamo che tanti sono coloro che trascorrono le notti sulla banchina per impedire che i pescherecci si scontrino in caso di maltempo); quali invece i benefici ai cantieri navali?

R Procederemo con la messa in sicurezza secondo le chiare prescrizioni delle Autorità civili e giudiziarie. Riscatteremo quanto svenduto dalla precedente Amministrazione di cui tutti gli altri candidati ne sono espressione, ovvero la delega sul porto e la ridefinizione della nostra posizione nell’ambito dell’Autorità di Levante.

Quanto alla valenza del parere di Cantone, organizzerò un convegno con i massimi giuristi. Il completamento del cosiddetto 2° braccio impedirà la formazione di correnti anomale che sta creando problemi ai motopesca attraccati e che, con fenomeni di insabbiamento, sta interessando anche la zona mercantile dell’attuale porto.

La crisi del settore-pesca non è addebitabile al nuovo porto ma ad una crisi nazionale e comunitaria. Tuttavia quella di Molfetta, in termini di tonnellaggio complessivo, rappresenta ancora una flotta di rilievo. La soluzione alla crisi intravista da esperti del settore coinvolge da una parte il naviglio, con un ammodernamento che favorisca ripopolamento del mare, sicurezza e riduzione di costi, dall’altra le strutture a terra. Il Mercato ittico, se vorrà far parte delle strutture portuali, diventando un ulteriore servizio dell’area portuale, dovrà riqualificarsi attraverso la capacità di gestione del pescato dalla produzione, alla valorizzazione, fino alla commercializzazione.

Anche i cantieri navali potranno godere di nuove opportunità offerte dalla razionalizzazione, dalla delimitazione e dal disegno degli spazi (come la stessa legge 84/94 all’art.5, comma 1 prevede) nel nuovo porto. L’incremento dei traffici mercantili e l’inserimento del porto turistico, gli spazi funzionalmente ad essi dedicati, se supportati da un loro adeguamento tecnologico, rappresenteranno un volano del loro sviluppo.

D Altro tema focale è quello dell’edilizia annesso a quello dell’urbanistica. Nel tempo la città sta cambiando il suo volto espandendosi in modo impressionante e creando di conseguenza nuove periferie. Ma sono davvero necessarie nuove costruzioni? Riescono davvero a migliorare la qualità della vita cittadina se non implementate con adeguate infrastrutture? Oppure bisognerebbe fermarsi e rigenerare quelle già esistenti pensando, proprio alle periferie, troppo spesso desolate e isolate?

R Sarà il mercato a dare la risposta. È solo questione di domanda ed offerta. Non sempre nuova costruzione è indice di espansione, anche la ricostruzione, preceduta da una demolizione è nuova costruzione. E qui interviene l’Urbanistica (parchi, servizi, la mobilità). Fermo restando che fino a quando l’attuale Piano vige, non si potranno impedire le legittime istanze dei proprietari.

Questa Città ha discusso quasi 20 anni per approvare l’attuale variante generale, anche con noi sarà la Città a decidere su “Quale futuro”. Dobbiamo essere consapevoli che la proprietà immobiliare molfettese è frazionata, per cui anche il voler “ritornare alla Città” avrà bisogno di studi approfonditi. Il verde, i parcheggi, i servizi hanno bisogno di aree, appare logica la necessità di interventi su quartieri. Altro che maxi comparto.
Per non parlare dei vincoli che qualche Ente potrà porre per la demolizione di un anomalo palazzo del primo novecento. Chi auspica il fermarsi, deve avere il coraggio di affrontare questi problemi.

Per quanto riguarda le periferie, le nostre non sono poi tanto desolate. Se per desolato si intente l’atmosfera assonnata dopo le 21,00. Allora tutta la Città, tranne il tratto di Corso Dante, presenta questo aspetto. Tutta Molfetta è una periferia? Anche il Lungomare? O corso Umberto quando chiudono gli esercizi commerciali rimasti? Dobbiamo tornare a dare un ruolo ad ogni quartiere, valorizzare la presenza di una eventuale emergenza culturale, architettonica, storica, dobbiamo valorizzare anche un servizio, o un’attività prevalente per far acquisire una centralità a quella parte di Città. Un luogo ha bisogno di un’anima e questa è fornita dalle persone capaci di creare una comunità, per questo sono importanti le associazioni, di ogni tipo. Non c’è forse un’anima nel quartiere attorno a San Domenico, dove ci troviamo, con un AUDITORIUM che ospita associazioni culturali e promuove costanti attività legate al tempo libero? Questo quartiere è anche periferia.

D Cambiamo argomento: raccolta dei rifiuti porta a porta. Partendo dall’ultimo dato, il raggiungimento del 73% della raccolta differenziata, dato oggettivamente mai raggiunto prima; tenendo in considerazione un generale e talvolta malcelato malcontento in una parte di cittadini; tenendo in considerazione l’aumento della tassa sui rifiuti, quale sarà il futuro di questa tipologia di conferimento dei rifiuti? Eliminarla o rimodularla?

R Sia chiaro: Sì alla raccolta differenziata, No alla raccolta “porta a porta”. Il dato del 73% è inattendibile oltreché non credibile, in due mesi non si può passare dal 52% al 73%. Ho già pubblicamente segnalato come la sentenza della Corte Costituzionale di aprile 2017 abbia inciso sulle modalità di calcolo della ecotassa, da calcolarsi non in funzione della raccolta ma del conferimento.
Il dato che le hanno fornito e che si propone non è accompagnato da alcun ipotesi di riduzione della tassa. La situazione attuale è la seguente, ad una tassazione alta corrisponde un servizio scadente, nonostante la collaborazione dei cittadini con l’isola ecologica di casa.
Non solo la città è sporca, con blatte e topi che la popolano. È diventata una “pattumiera diffusa”, con gli esercizi pubblici che devono collocare le proprie pattumiere fuori dall’esercizio, con le abitazioni poste a piano terra che “appendono”, come multipli d’arte, i loro mastelli sulle facciate dei fabbricati. La scelta è ideologica, dopo la povertà diffusa e controllata, anche la bruttezza diffusa. Osservate via Cifariello o lo spazio di fronte alla cattedrale. Tutto molto triste.

Il nostro obiettivo è tassa bassa e massima qualità del servizio.

L’ASM, terra di “stabilizzazione” di Minervini Tommaso, dovrà dialogare meglio con il Comune visto che il contributo annuo di 11milioni e 200mila euro supera di gran lunga le entrate della tassa rifiuti; ciò nonostante chiude il bilancio in perdita.

Altra precisazione, perché la Storia che si racconta sia corretta, l’ASM non è stata fondata da Tommaso Minervini, come ha avuto a dire nel primo confronto; l’azienda si trasformò da AMNU (azienda municipalizzata nettezza urbana), fondata da Matteo Altomare, in ASM.

D Altro tema: il commercio cittadino. Mettendo per un attimo da parte il ruolo della grande distribuzione, dei grandi poli commerciali e altresì produttivi della zona industriale, la riqualificazione del centro cittadino e nello specifico di Corso Umberto è sufficiente oppure è solo uno specchietto per allodole? Cosa si può fare per far tornare le attività nel cuore della città?

La desertificazione dei centri urbani a vocazione tradizionale commerciale è un problema non solo di Molfetta ma di tutte le città.
Certo l’arredo urbano, anche se migliorato, non è sufficiente. La fruibilità di questi luoghi (i parcheggi), l’orientamento (i totem anche utili al marketing), la manutenzione e la sicurezza sono gli interventi più immediati, assieme ad una riqualificazione del percorso commerciale. Un percorso che unisca ovest ed est della Città, da Piazza Immacolata, lungo Via Annunziata, attraverso Piazza Paradiso, Corso Margherita, Corso Umberto, via Cavallotti fino a Viale Pio XI.

Oltre alla riqualificazione sono necessari promozione, animazione e strategie di vendita. Semplificazione delle procedure amministrative, incentivi per spazi sfitti, per evitare “saracinesche abbassate”, promozione dell’artigianato.
La promozione non può essere affidata agli operatori commerciali, vanno ricercati altri partner sul territorio (Associazioni, sindacati, movimenti). Il Comune può promuovere Distretti urbani (Legge Regionale del 2015). Si dovrà creare un organismo autonomo di gestione, un manager, una struttura tecnica ed una commissione d’indirizzo. Il Comune potrà stipulare protocolli d’intesa per la promozione e l’animazione. I fondi: la Legge Regionale del 2011 prevede che la grande distribuzione si impegni a contribuire alla riqualificazione delle aree Urbane; fondi regionali e comunitari; esistono finanziamenti per 40miloni di euro circa, non richiesti dalla precedente amministrazione che sono andati a finire nel fondo residui perenti. Vedremo cosa e come recuperare.

D Arriviamo adesso a due altri argomenti, cultura e turismo: Molfetta sembra sempre rincorrere un’idea di turismo che è solo di passaggio, restando a guardare altre realtà limitrofe che proprio sul turismo stanno basando il proprio indotto. Come si può fare di Molfetta una reale città turistica? Per quanto riguarda la cultura come può sostenere il turismo e come si possono valorizzare le eccellenze culturali molfettesi? Quale può essere la chiave di volta per sostenere e unire cultura e turismo?

R Dobbiamo avviare 2 processi, la messa a punto dell’immagine di Molfetta con il suo territorio e quella della sua identità. Quanto all’immagine, far trasparire senso di benessere e buona qualità della vita, favorisce l’attrazione turistica, stimola investimenti, insediamenti e lavoro. Gli stimoli, promuovono creatività, attraggono professionisti di talento, valorizzano le associazioni culturali del territorio (teatrali, liriche, musicali, artistiche) di cui la Città è dotata. Attraverso iniziative, festival, concerti, mostre, si attraggono i turisti.

Quanto all’identità, dobbiamo entrare nell’ottica che Ambiente e Cultura, ciascuno con i propri beni, non possono più produrre passività ma devono rappresentare fonte utile per l’Azienda-Territorio.

La promozione avrà un doppio orientamento, da una parte attiveremo gli strumenti, anche investimenti se ci avranno lasciato risorse, per supportare le attività creative, dall’altro la Città stessa con il territorio dovrà diventare bene di consumo. Problema comune delle strutture è la loro gestione in funzione della valorizzazione, gestione che, nel complesso, non dovrà compromettere le risorse economiche disponibili. Appare necessario l’affidamento della gestione ad apparati esterni, che comunque dovranno tener conto anche di attività culturali e artistiche riconducibili alle associazioni presenti sul territorio. Per una gestione programmata e coordinata delle attività e degli eventi espositivi nelle strutture comunali, appare utile la presenza di un direttore artistico.

D Argomento spinoso, l’ospedale. Alla luce del piano di riordino ospedaliero pugliese e delle consultazioni che lo stesso presidente Emiliano ha svolto a Molfetta e non solo, come si può – se si può – scongiurare la chiusura del nosocomio molfettese? Quale sarà il suo destino e quale immagine avete poi dell’ospedale “Don Tonino Bello” tra 5 anni?

Noi vogliamo un ospedale nuovo del Nord-Barese. Con l’ultima delibera di giunta regionale dell’8 marzo 2017 la situazione è la seguente: dalla struttura con 70 posti letto andrà via Cardiologia e Urologia. L’ospedale è stato degradato ad ospedale di base. Corato, ospedale di primo livello fino a che Andria non diventerà di 2° livello. Scompaiono Bisceglie, Trani, Ruvo, Terlizzi, Giovinazzo, Corato. Resta scoperta una popolazione di 350mila abitanti. L’assenza del programma finanziario fa pensare ad una operazione che vede l’eliminazione di 3 o 4 ospedali a favore di un ospedale già esistente, di potenziarlo con specialità. È necessario invece che si costituisca una struttura ospedaliera nel nord barese al passo con lo sviluppo scientifico. È stata individuata l’area da destinare all’ospedale consortile oltre la linea di confine della zona ASI. Finanziamenti? La forma consortile, partecipata, Stato, Regione, Comune e Privati è quella proposta dal Centro-Destra senza attendere il 2025. Nel mentre pensiamo all’Ospedale del Nord Barese bisognerà mantenere l’attuale stato e chiedere alla Regione, con forza, come cittadini affiancati dal Comune, che venga potenziata, a prescindere, la medicina territoriale; più prevenzione e più diagnosi. Ho detto a prescindere, non in alternativa alla retrocessione, perché non dobbiamo utilizzarla come toppa: “l’intervento è riuscito ed il paziente è morto”. Fra 5 anni verrà di nuovo Emiliano, troverà uno pseudo ospedale e potrà dire: “non è né carne né pesce, turni sprecati e personale in esubero”.

IL SUO APPELLO A TUTTA LA CITTADINANZA:

Con la responsabilità che i simboli nazionali garantiscono alla coalizione che rappresento, noi ci impegniamo pubblicamente ad una amministrazione competente, trasparente e leale nei confronti di Molfetta e di tutti coloro che saranno scelti come rappresentanti di questa comunità.

Il nostro programma è racchiuso in una sola parola, PORTO. Essa contiene in sé tutti i nostri obiettivi: “P” come porto, lo sviluppo economico; “O” come ospedale, la garanzia per la salute; “R” come raccolta porta a porta da eliminare. “T” come tutela del bene collettivo; “O” come organizzazione funzionale delle attività da svolgere per la Città in tempi brevi.

Quindi tutti i pilastri di una società che voglia definirsi civile: Lavoro, Salute, Organizzazione e Bene comune. La strategia politica per riconquistare quell’autonomia storica, decisionale gestionale sarà l’uscita dalla Città Metropolitana.

Tutta la redazione di Italia chiama Italia esprime generoso affetto e la dovuta stima al candidato Sindaco Isa de Bari, chiedendo a tutti i concittadini residenti all’estero, aventi diritto al voto, di informare le rispettive famiglie di Molfetta circa la validità del programma che il centro-destra intende e sicuramente riuscirà a realizzare nell’interesse di tutta la cittadinanza molfettese, attraverso la piena fiducia da voi concessa all’avv. Isa de Bari e alla coalizione di centro-destra il prossimo 11 giugno 2017.