Mills, Berlusconi: mal comune mezzo gaudio – di Andrea Lorusso

Finalmente l’ex Presidente del Consiglio può tirare un sospiro di sollievo. L’ennesima montatura mediatica e giudiziaria contro di lui, cominciata 8 anni fa tra inchieste e rogatorie internazionali, volge al termine con una sentenza di assoluzione. Anzi no, di mezza assoluzione. Perchè non è una vicenda così semplice e le letture della (non) sentenza sono molteplici. Berlusconi è stato prosciolto per "intervenuta prescrizione", e non per motivazioni più solide che avrebbero confermato l’illibatezza del premier come "insufficienza di prove" oppure "assolto perchè il fatto non sussiste". In realtà Mills fu condannato e poi salvato dalla prescrizione, nel suo processo gemello che prese strade diverse per lo stralcio della posizione nei confronti della "quarta più alta carica dello Stato" grazie al Lodo Alfano (poi dichiarato incostituzionale).
 
Esiste un corrotto ma non un corruttore. E’ anche vero però che prove schiacchianti nei confronti del Biscione non erano presenti, e che questo processo tecnicamente non sarebbe dovuto mai partire visto che i Magistrati fanno confusione anche nel calcolare i tempi della prescrizione.
 
Risulta evidente che una riforma seria e strutturata della giustizia sia assolutamente fondamentale per restituire a questo Paese un equo garantismo ed una velocità di sentenza degna di essere ritenuta appartenente ad una società moderna, liberale, occidentale.

Una volta visti in 18 anni 900 magistrati e 100 procedimenti occuparsi di Silvio Berlusconi, una volta accertato che nonostante questa mastodontica macchina da guerra giudiziaria un uomo possa uscirne illeso (per meriti e sotterfugi, equamente distribuiti) con un netto 25 a 0 nei confronti dei pm, credo urga davvero mettere mano al capitolo "Giustizia". Last but not least l’uscita dalla scena pubblica in punta di piedi fa sì che il clima sia più pacato e la sinistra guardi senza ferocia e faziosità alle barbarie a cui da anni gli imputati sono sottoposti. Oggi non è illecito affermare che la pena sia il processo stesso e non la sentenza. E che sempre più è divenuto necessario difendersi dai e non nei procedimenti giudiziari.

La spada di Damocle non pende più come una volta sulle robuste spalle del leader azzuro, ma l’Italia è una Nazione difficile da cambiare con tutti i suoi vizi e le sue convinzioni ataviche a farne da cornice, non per niente tra poco riprenderà il processo Ruby. Che dire, Silvio, altri 100 di questi processi!
 
twitter @andrewlorusso

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