Merkel sconfitta, ora pronti a lavorare per la crescita

Adesso dovra’ incontrarlo per forza Francois Hollande. Il quale ha gia’ detto da tempo di voler venire subito a Berlino, dove era stato boicottato. La stretta di mano col nuovo presidente francese, negata per mesi all’avversario di Sarko’, sara’ per Angela Merkel il sigillo della pesante sconfitta di questa straordinaria domenica elettorale. Che segna cambiamenti radicali nell’Europa in crisi.

Da Parigi ed Atene arrivano due schiaffi sonori alla cancelliera: un alt alle dure politiche di austerita’ che strozzano ogni capacita’ di ripresa, ben visto, da molti, anche a Roma e Madrid. Ma Berlino tenta subito una contromossa: ‘Lavoreremo insieme per un patto di crescita’ nell’Unione europea, e’ il primo commento del governo sulla vittoria di Hollande per bocca del ministro degli Esteri Guido Westerwelle, che definisce ‘evento storico’ il voto di oggi.

Intanto anche in casa, in Germania, dove si e’ votato nel piccolo Land settentrionale dello Schleswig-Holstein, i cristiano-democratici della Merkel, sia pur in lieve vantaggio rispetto all’Spd, vedono sconfitta l’alleanza giallo-nera che li ha tenuti finora al governo con i Liberali. E’ la stessa squadra che governa la Repubblica federale. I risultati pero’ vanno letti a tutto tondo: Cdu e Fdp perdono voti rispetto al 2009, ma il partito della cancelliera resta in testa, circostanza che ha subito rivendicato insieme alla guida del Land. Mentre i Liberali festeggiano un ottimo risultato che li allontana dall’incubo di finire spazzati fuori dall’ennesimo parlamento. Dunque il governo tedesco sembrerebbe salvo da contraccolpi immediati. Almeno fino a domenica prossima, quando si andra’ al voto – urne ben piu’ di peso – in Nordreno-Vestfalia.

Tornando alla cancelliera di ferro che tiene in pugno l’Europa col rigore dei conti, la virata last-minute tentata negli ultimi giorni, rilanciando la crescita, non bastera’ certo ad attutire il colpo di oggi. La Bundeskanzlerin ha provato a prevenire la ‘mazzata’ mettendo in chiaro – dopo essersi schierata a spada tratta con Nikolas Sarkozy – in piu’ occasioni che la buona collaborazione con la Francia non sarebbe stata comunque messa in discussione, con qualsiasi leader all’Eliseo.

Contatti diplomatici sono stati presi con l’entourage di Hollande, che ha dato rassicurazioni sul fiscal compact dopo aver minacciato in campagna elettorale di volerlo rinegoziare per vincolarlo appunto alla crescita. Inoltre Berlino ha ultimamente spinto molto sulla collaborazione con il governo italiano di Mario Monti, provando ad anticipare un’eventuale asse Parigi-Roma. Tutte manovre che non spostano di un millimetro le constatazioni di oggi. Se Die Zeit stamani scriveva che Parigi e Atene avrebbero mostrato ‘se la donna politica piu’ amata della Germania e piu’ forte di Europa ha ancora prospettive di potere’, i risultati che arrivano delle due capitali vedono quantomeno indebolita la posizione della cancelliera. Berlino da domani dovra’ ascoltare meglio le ragioni dei partner europei. E iniziare a cedere.

Fra gli effetti di questa storica domenica di maggio, anche l’attenzione piovuta su Kiel, in una regione di 2,8 milioni di abitanti. Qui le proiezioni di Ard (un po’ diverse dalla ZDF) danno un vantaggio della Cdu al 31% rispetto all’Spd al 29,9. I Verdi al 13,3, i Liberali all’8%, la Linke fuori dal Parlamento col 2,2. I Pirati entrano nel terzo parlamento regionale con l’8,5%. E il partito della minoranza danese SSW ottiene il 4,6. Difficili le trattative per la futura guida del Land: Cdu e Spd ‘festeggiano’ entrambe stasera. E non c’e’ clima da grande-coalizione.

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