Merkel e Napolitano, La telefonata e le parole

Questo anno tragico non poteva concludersi in mondo tanto comico, con Gasparri che accusa la Merkel di essere simile ad Hitler e la Germania di essere ancora nazista. Dunque secondo il Wall Street Journal, che al supposto scoop dedica due pagine, la cancelliera tedesca definita “culona” da Berlusconi in alcune conversazioni private ed  intercettate, “incoraggiò gentilmente”, ad ottobre, il Presidente Napolitano a defenestrare il Cavaliere, sicché la stampa della destra (Il Giornale e Libero), tuona affermando che fu un patto tedesco-partenopeo, fra una ex del regime comunista ed un comunista “nonnetto” e non cambiato, a far cadere un governo che era stato legittimato dal voto. Naturalmente i due protagonisti dell’affaire smentiscono recisamente.
La telefonata della Merkel a Napolitano avvenne in una fase caldissima: lo spread nei confronti dei titoli tedeschi si aggravava ogni giorno, e solo tre giorni dopo, il 23 ottobre, si verificò l’indimenticato episodio delle pubbliche risatine su Berlusconi scambiate pubblicamente in conferenza stampa fra la stessa Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Esternazioni che Napolitano definì il giorno dopo “inopportune e sgradevoli espressioni pubbliche di scarsa fiducia negli impegni assunti dall’Italia”. Già, perchè la reazione del cancelliere tedesco e del presidente francese era a una domanda relativa all’effettiva possibilità che il premier italiano mantenesse gli impegni assunti in sede europea. Si trattava allora di tener fermo il principio che l’Italia mantiene i suoi impegni.

 Tornando a quanto, nella seconda puntata dell’inchiesta sull’anno nero del’euro il Wall Street Journal afferma, si trattò in realtà, come ricordano Stefano Folli sul Sole 24 Ore e Ilvo Diamanti sul Corriere, di una telefonata resa subito nota e di pubblico dominio, da parte di due attori le cui intenzioni erano chiare e dichiarate sin d’allora. Nessuna pressione, quindi, sull’Italia, ma solo uno scambio aperto di opinione fra persone che hanno a cuore le sorti dei singoli paesi e di tutta l’Europa, in un momento in cui lo spread BTp-Bund toccò i 574 punti base, facendo crescere le già fibrillanti preoccupazioni dei principali leader europei, dei vertici delle istituzioni europee e dello stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che trovarono proprio in Napolitano una sponda istituzionale, di fatto l’unica nel vuoto politico lasciato dal dissolvimento della maggioranza che aveva vinto le elezioni nel 2008. Erano settimane convulse per l’Italia e per l’Europa quelle in cui il quotidiano finanziario americano colloca la telefonata tra Merkel e Napolitano. Bruxelles aveva dato all’Italia l’ultimatum per decidere misure che abbattessero il debito e rilanciassero la crescita. E lo scetticismo franco-tedesco non era un mistero. Al tempo stesso Napolitano ribadì in una pubblica nota la necessità di compiere “tutte le scelte necessarie per ridurre il rischio a cui sono esposti nei mercati finanziari i titoli del nostro debito pubblico, rendere più credibile il nostro impegno ad abbattere tale debito e a rilanciare la crescita economica”. Poi il precipitare della crisi, con il necessario cambio di governo, che ha imposto la nuova manovra di cui si è fatto carico l’esecutivo guidato da Mario Monti. Il sempre intelligente Stefano Folli, commentando la risibile notizia, dice giustamente che  per l’Italia i problemi sono ben altri e riguardano i mesi iniziali di un anno che si presenta carico d’incognite drammatiche. L’impressione è che gli italiani attendano ancora che gli si parli un linguaggio di verità, in grado di coinvolgerli nel percorso della ricostruzione, anzi della rifondazione del paese. Le grandi crisi del Novecento sono state superate in occidente anche in virtù di formule comunicative efficaci, talvolta straordinarie, che hanno scandito le varie epoche, toccando l’anima collettiva della nazione. E anche per questo il messaggio di San Silvestro del capo dello Stato, apprezzato in Italia e al’estero, riveste quest’anno una particolare rilevanza. Napolitano è di fatto l’architetto della nuova fase ed  è impegnato in uno sforzo quotidiano per sostenere gli obiettivi del governo, consapevole che il dialogo con gli italiani è essenziale. Soprattutto dopo aver saputo che, a causa degli aumenti di luce, gas, benzina e autostrade, a ciascuna famiglia italiana il 2012 costerà la bellezza di 2.000 Euro in più. "Aumenti insostenibili — ribadiscono le associazioni dei consumatori — che determineranno pesantissime ricadute sullo stile di vita delle famiglie e sull’economia che dovrà fare i conti con una prolungata crisi dei consumi".

 Per quanto riguarda invece il pacchetto Cresci Italia, il premier ha dichiarato che l’esecutivo lavorerà in parallelo sulle liberalizzazioni e sul mercato del lavoro. Le riforme da attuare saranno divise in due tranche: una prima fetta di interventi darà varata subita, per le altre occorrerà invece attendere il mese di febbraio. L’obiettivo è proprio valorizzare il mercato, non mettendolo allo stesso piano degli altri fattori produttivi. In particolare si punta ad incentivare il reimpiego visto l’evoluzione del mercato del lavoro a livello non solo italiano, ma mondiale. Inoltre occorrerà anche eliminare alcuni dubbi interpretativi che ancora sussistono in merito ad alcuni contratti di lavoro, ritenuti validi e flessibili (in merito l’articolo 18 , il quale è stato al centro di diverse polemiche ultimamente, non dovrebbe essere modificato). Ora Napolitano dovrà trovare le parole che scaldino il cuore degli italiani e cementino la nazione attorno ad un governo che impone enormi sacrifici, soprattutto sui ceti più deboli o medi, mentre all’orizzonte il sole tarda a spuntare. (CDS)

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