Merkel chiamò Napolitano per scalzare Silvio? Serve chiarezza – di Andrea Di Bella

Che il Capo dello Stato non fosse del tutto in linea con Silvio Berlusconi, specie nel bel mezzo di questo ultimo scorcio di legislatura, era ed è cosa nota ai molti. Che avesse quindi messo i bastoni tra le ruote al Cavaliere, facendosi scudo con la Costituzione, era anche quella un’ipotesi tristemente diffusa tra cittadini e addetti ai lavori. Ma che, stando alla stampa, abbia consentito ad un capo di Stato estero di influire, di intrufolarsi, di immischiarsi spudoratamente nella politica interna di uno Stato Sovrano, questo non posso crederlo.

Angela Merkel chiamò al telefono Giorgio Napolitano lo scorso 20 Ottobre. Il colloquio tra i due fu appena reso noto dalle agenzie di stampa. Oggi il Wall Street Journal dedica addirittura due pagine della sua politica estera per spiegare al mondo cosa si sarebbero in realtà detti il Cancelliere tedesco e il Presidente della Repubblica italiano. Merkel avrebbe incoraggiato l’Italia – e quindi Napolitano – a fare quanto necessario per sostituire il primo ministro, Silvio Berlusconi, "se non fosse riuscito a cambiare l’Italia". Quasi fosse un Vittorio Emanuele qualsiasi, Napolitano.

Il Wall Street Journal riferisce che Merkel disse a Napolitano che "gli sforzi decisi per tagliare il deficit erano stati apprezzati, ma che l’Europa voleva riforme più aggressive per spingere la crescita economica". Aggiunse che "temeva Berlusconi non fosse sufficientemente forte per fare le riforme". Temeva per noi, la Merkel. Temeva per l’Italia e per l’Europa. E per questo motivo, stando a quanto si apprende, avrebbe vergognosamente fatto ingerenza verso lo Stato Italiano affinché "sostituisse" il suo Presidente del Consiglio, considerato insufficiente per il compito da lei assegnatogli.

Prontissime le smentite di Quirinale e governo tedesco. Il palazzo del Presidente ha diramato una nota attraverso cui è stato dichiarato che nella telefonata di Ottobre con Napolitano "Il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il Premier". Affiancamento immediato del portavoce del governo tedesco: "Non vi è nulla da aggiungere alla accurata descrizione della conversazione fornita dall’ufficio del presidente italiano". E lo credo bene. Ammesso sia vero, nessuno si aspetterebbe che un fatto di così immensa gravità non venga smentito dalle autorità coinvolte.

Ma se davvero così è stato, mi si perdonerà, io pretendo di saperlo. Pretendo di sapere se il Governo del Paese, espressione di un Parlamento democraticamente eletto dai cittadini di uno Stato Sovrano, è stato di fatto commissariato addirittura per ordini esteri, per via quindi di una gravissima intrusione istituzionale dall’esterno. Non un golpe, non un colpo di stato. Piuttosto una guerra. Lo dissi a chiare lettere in una delle mie precedenti uscite e lo confermo: non ci si illuda che le guerre si combattano più coi mitra. Oggi la finanza comanda ogni cosa, ha il potere di decidere tutto. E se si ipotizza che questa stessa finanza, rappresentata nella vicenda dalla prima potenza europea (la Germania), abbia attuato sul serio questa pratica, deve essere reso noto ai cittadini.

Silvio Berlusconi tiri fuori per una volta gli attributi, nonostante i messaggi di incredulità del suo partito di fronte all’accaduto, e denunci pubblicamente la cosa. Si faccia chiarezza, si chieda alle autorità di accertare che Giorgio Napolitano non abbia realmente fatto in modo di consentire questa rivoluzione morbida.

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