Meredith, questa pazza giustizia italiana – di Leonardo Cecca

Ad onor del vero, non si ravvisava proprio un’altra becera ed incivile figura della nostra giustizia. Ieri, dopo 8 anni altalenanti tra prove discutibili, testimonianze e perizie non ammesse, condanne ed assoluzioni, è arrivato il verdetto della Corte di Cassazione che pone fine al giallo di Perugia ove trovò la morte una ragazza inglese. Le due persone – Amanda Knox e Raffaele Sollecito -, già condannate, assolte e poi di nuovo condannate, sono state definitivamente scagionate "per non aver commesso il fatto". Si tratta di civiltà o di inciviltà?

Non entro nel merito del giudizio definitivo, ma credo fermamente che in uno stato che si vanta di essere civile non si possano impiegare 8 anni per giungere ad una sentenza;  se succede questo significa che le varie ipotesi di colpevolezza e/o di innocenza formulate a suo tempo sono solo dei castelli campati in aria che, con arroganza e supponenza, si è voluto portare avanti.

Mi viene in mente che in un processo, non tanto lontano nel tempo, il giudice rifiutò di ascoltare circa 80 testimoni proposti dalla difesa. Che esempio eclatante di "correttezza" da parte di personaggi preposti ad accertare la verità.

Ecco dove siamo arrivati: il più delle volte sembra che la sentenza sia già formulata, pure se basata su semplici illazioni e/o perchè ha dato di volta il cervello, sin dai primi minuti. Non parliamo poi di tutti i continui sopralluoghi eseguiti ad ogni sospiro; negli USA considerano attendibili solo quelli fatti nelle prime 48ore e si ricorre ad eventuali supplementi solo in casi veramente eccezionali. Da noi, invece, il luogo di un delitto ha tutte le sembianze di una stazione.

Se ci addentriamo poi sul settore delle intercettazioni, che chissà per quale motivo sfuggono alle maglie delle Procure, viene il voltastomaco, così come viene per le continue comparsate televisive. So bene che il giornalismo vive sullo scoop e sulla notizia bomba, ma è necessaria un po’ di decenza , doveroso un po’ di rispetto, e mi riferisco in particolare ai giornaloni e a quelli che si definiscono perfetti democratici e portatori di verità.

Ecco, il giullare fiorentino, che fa il tira e molla con la sua base per questioni non di primaria importanza, metta mano alla riforma della giustizia in quanto con quella che abbiamo adesso non possiamo nemmeno partecipare ad una tavola rotonda insieme alle tribù amazzoniche. Certo con il voler riformare la magistratura, col porre dei termini ed anche delle responsabilità si finisce per fare da parafulmine e, forse, qualche segnale tempo fa c’è stato, ma se non si è all’altezza è meglio andare a vendere verdura in un mercato rionale, e a Firenze ce ne sono.

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