‘Meno male che Silvio c’è’: è ancora così? – di Andrea Lorusso

Il Cavaliere rilascia la sua prima intervista dopo novembre al Financial Times, dove confessa di non volere più ricoprire un ruolo di primo piano nella politica italiana. Non essere più Presidente del Consiglio ma neanche uno dei massimi esponenti governativi. "Stare dietro alla politica" condurre i giochi dalla regia, essere "il padre fondatore del Popolo della Libertà". Da vero statista dichiara: "Mi sono convinto che la mia permanenza al governo avrebbe danneggiato l’Italia e causato altre campagne mediatiche sul tenore di quelle già in atto. Mi sono quindi fatto da parte con eleganza e senso di responsabilità, nonostante avessi ancora la maggioranza parlamentare".

Non manca di elogiare il Governo Monti e il suo successore, il Segretario Angelino Alfano che non è detto sarà il nuovo premier perchè ci saranno le primarie. Infine ci ricorda: "Senza grandi riforme l’Italia non potrà mai essere del tutto libera e democratica".

Breve e conciso, però i tempi sono cambiati e viviamo nel grigiore tecnico degli eurocrati. Il Paese per rilanciarsi ha bisogno di un nuovo leader capace di catalizzare consensi, portando l’agone politico su un dibattito polarizzato, non sottostando a ricatti ed inciuci dorotei che portano il Paese indietro di vent’anni, quando la frammentazione e le “componenti accessorie” delle coalizioni divenivano più importanti dei “partiti principali”. Non bisogna volare lontano con la memoria per ricordare il deludente Governo Prodi appeso ai voleri di Rifondazione.

Ogni esternazione fatta da Berlusconi va presa con le pinze, su questo punto ha cambiato spesso linea e non è stata mai incoerenza, ma un modo logico e tattico per evitare strumentalizzazioni. Ha riproposto la sua leadership quando doveva proteggere Alfano per non bruciarlo, e ha dichiarato il ritiro quando era necessario allontanare polemiche sulla sua persona e non danneggiare l’Italia ed il PdL.

Oggi le priorità italiche grazie alla guida che ci ha confezionato l’Ue sono: “Un bilancio da far quadrare, spese da ridurre, tasse da imporre e pensioni da posticipare”. Tutti temi freddi che mettono al centro Europa e Mercati. Prima finirà l’esperienza Monti e prima potremo aprire un nuovo capitolo ricostruendo le fondamenta di una società che non crede più in niente, sfiduciata dalle Istituzioni e massacrata dalle Banche che non finanziano i loro progetti.

Abbiamo bisogno dello spirito liberale del ’94, quello con cui l’allora leader di Forza Italia ci aprì il cuore facendoci tornare a sognare.

Caro Silvio, ti abbiamo accompagnato e difeso in ogni passo della tua storia e della tua carriera, ti abbiamo sostenuto e difeso senza mai nascondere le simpatie per un Governo fatto di uomini vivi, venuti dall’imprenditoria, abituati a produrre, efficaci ed efficienti che dovevano fare di Palazzo Chigi una Spa in attivo. Diciotto anni di passione non possono essere cancellati dal valore dello spread, abbiamo anche cantato il motivetto: “Presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è!”.  Un personaggio come te, abituato a far rumore, non può uscire dalla scena così, dalla porta di servizio come se nulla fosse. Torna in sella, torni “il nuovo miracolo italiano!”.

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