Medio Oriente, ombra polonio su morte Arafat. Salma sarà riesumata

Riemerge dal sepolcro la salma di Yasser Arafat, prossima a essere riesumata dall’Autorita’ nazionale palestinese (Anp) sull’onda d’una nuova raffica di sospetti sulla morte del rais e dell’ipotesi di un presunto avvelenamento radioattivo a base di polonio. Ad agitare le acque sono stati questa volta i risultati di una ricerca svizzera, diffusi ieri con enfasi da un documentario della tv panaraba Al Jazira, che accreditano la presenza di tracce anomale di polonio (la micidiale sostanza che avrebbe fra l’altro ucciso nel 2006 l’ex spia russa Aleksandr Litvinenko, transfuga a Londra), sullo spazzolino, fra i vestiti e sulla celeberrima kefiah dello storico rais palestinese: deceduto nell’ospedale militare francese di Percy (sud di Parigi), nel 2004, dopo una misteriosa infermita’ sfociata in un repentino (e per molti inspiegabile) deperimento.

La ‘rivelazione’ e’ detonata come una bomba a Ramallah e nei Territori palestinesi, dove la morte del ‘presidente martire Arafat’ e’ da sempre denunciata come un omicidio: frutto d’un avvelenamento ordito da Israele (secondo quanto affermato pubblicamente appena pochi mesi fa dal nipote dello scomparso ed ex ambasciatore palestinese all’Onu, Nasser al-Qidwa), magari in combutta con traditori interni all’establishment dell’Anp. Dalla Muqata – sede della presidenza palestinese ai tempi di Arafat e oggi residenza del suo successore, Abu Mazen (Mahmud Abbas), non risparmiato in passato dall’ombra della dietrologia – e’ riecheggiato l’impegno a ‘fare chiarezza’, anche a costo di disseppellire a questo punto il cadavere del defunto per un accurato esame dei resti. ‘L’Anp, come sempre, e’ pronta a collaborare con chiunque per indagare le vere cause che condussero al martirio di Yasser Arafat’, ha dichiarato oggi il portavoce presidenziale Nabil Abu Rudeinah, annunciando il via libera all’esumazione della salma – a patto che i familiari l’autorizzino – dopo un incontro con Tafuq Tirawi, responsabile di un organismo d’inchiesta locale.

Saeb Erekat, capo negoziatore dell’Anp (Autorita’ nazionale palestinese), si e’ spinto da parte sua a lanciare un appello alla ‘formazione di una commissione d’indagine internazionale, sul modello di quella creata per far luce sull’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri’. La sollecitazione a riesumare il cadavere – custodito solennemente dalla stessa Anp nel mausoleo della Muqata – era rimbalzata gia’ ieri, non senza accenti polemici, dalla vedova del rais, Suha Arafat, che vive in una sorta di esilio di fatto a Malta da dove nei mesi scorsi aveva provveduto in prima persona a mettere a disposizione dei laboratori elvetici citati da Al Jazira oggetti personali del marito. Ed e’ stata poi fatta propria in una dichiarazione all’ANSA anche da Jibril Rajub, esponente di primo piano del vertice attuale del Fatah (il partito che fu di Arafat e che oggi fa capo ad Abu Mazen), pur critico verso i toni capziosi attribuiti alla tv qatariota.

Dalla Svizzera, tuttavia, i responsabili della ricerca che ha fatto riesplodere il caso mettono le mani avanti. ‘Posso confermare solo che abbiamo misurato livelli sorprendentemente e inspiegabilmente elevati di polonio-210 fra gli effetti di Arafat’, ha detto Francois Bochud, direttore dell’Istituto di Radiofisica di Losanna, puntualizzando d’altro canto come i sintomi che accompagnarono la fine del leader palestinese non sembrano poter essere messi in diretta relazione con tale sostanza. La sua conclusione e’ che le analisi fatte finora non sono in realta’ in grado di determinare con certezza se avvelenamento ci sia stato oppure no. Per tagliare la testa al toro occorrerebbe davvero esaminare i resti. Ma bisognera’ farlo in fretta – ha avvertito Bochud – perche’ il polonio, nel giro di qualche anno, decade senza lasciar traccia.

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