Medio Oriente, Gaza: tour force Clinton, diplomazia ferma guerra

TEL AVIV, ISRAEL - NOVEMBER 18: In this handout provided by U.S. Embassy Tel Aviv, U.S. Secretary of State Hillary Clinton (C) arrives November 20, 2012 in Tel Aviv, Israel. Efforts by Western and Arab diplomats to end the confrontation between Israel and Gaza have escalated. (Photo by Matty Stern/U.S. Embassy Tel Aviv via Getty Images)

Alla fine Hillary Clinton, forse alla sua ultima missione, la piu’ difficile, c’e’ riuscita ed ha chiuso il cerchio del cessate il fuoco a Gaza dopo otto giorni di ostilita’ sempre crescenti. Il segretario di Stato Usa e’ riuscita in una operazione che fino a qualche ora fa sembrava molto difficile e che era fallita gia’ ieri sera per un soffio, costringendo Israele e Hamas ad accettare la proposta di mediazione egiziana per un cessate il fuoco.

Il segretario di Stato Usa e’ ripartita dal Cairo subito dopo l’annuncio della tregua insieme al ministro degli Esteri egiziano Kamal Amr, dopo un tour de force diplomatico che in 24 ore l’ha portata a Gerusalemme, a Ramallah e al Cairo, dove ha passato varie ore a colloquio col presidente Mohamed Morsi. Il suo messaggio agli israeliani e’ stato chiaro ed e’ stato ribadito molte volte in questi giorni dalla Casa Bianca e dal presidente Barack Obama.

‘L’impegno americano per la sicurezza d’Israele e’ solido come una roccia. Ed e’ per questo che e’ essenziale evitare una escalation della situazione a Gaza’ e’ stato il suo messaggio appena arrivata a Gerusalemme, dove ha incontrato per due volte il premier Benjamin Netanyahu. Ed e’ soprattutto su Israele che si e’ giocato il pressing Usa perche’ accettasse la proposta di cessate il fuoco. Come ha ammesso lo stesso Netanyahu che questa sera ha detto di avere accolto l’invito di Obama a dare una chance alla proposta. L’accordo, annunciato in serata, prevede la fine di tutte le ostilita’ fra le due parti, la fine degli omicidi mirati e l’apertura dei valichi di frontiera della striscia, sottoposta a un blocco da quando e’ governata da Hamas nel 2007.

L’accordo dice esplicitamente che sara’ l’Egitto a rendersi garante della tenuta della tregua. Una condizione posta all’inizio dei negoziati da Hamas, ma che il lavorio diplomatico di queste ore ha esteso. E lo dimostrano le parole di Netanyahu che questa sera, parlando alla nazione, ha affermato che Israele e Stati Uniti coopereranno nella lotta contro il traffico di armi attraverso il Sinai verso Gaza che provengono per lo piu’, ha detto, dall’Iran. Era questa una delle preoccupazioni che ha bloccato per giorni la richiesta di Hamas di togliere l’embargo.

In altre parole, i garanti della tregua saranno due, l’Egitto che vigilera’ su Hamas e gli Usa che si impegneranno a mantenere la sicurezza di Israele.

Questo accordo e’ anche l’investitura del presidente egiziano Mohamed Morsi sulla scena internazionale e lo ‘sdoganamento’ del suo governo islamico. E’ quanto ha riconosciuto Hillary Clinton quando ha affermato, nella conferenza stampa stasera a palazzo presidenziale, che il nuovo governo egiziano ha mostrato ‘responsabilita’ e leadership’.

Chi rimane nell’ombra e’ il presidente palestinese Abu Mazen. Malgrado l’invito Usa di soprassedere per il momento alla richiesta di vedersi riconosciuto lo status di Paese non membro dall’Onu, la richiesta va avanti. Ma per qualche osservatore egiziano questo accordo significa che Abu mazen si presentera’ indebolito all’Onu il 29 novembre.

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