Mazzucco e il suo ‘Sei come sei’ al liceo di Roma – di Leonardo Cecca

Giorni or sono presso il liceo Giulio Cesare di Roma degli studenti hanno manifestato contro un’insegnate che aveva letto in classe, a ragazzi di età tra i 14 ed i 16 anni, alcuni brani del libro "Sei come sei" della scrittrice Mazzucco che definire osceni ed inopportuni in un contesto scolastico è semplicemente riduttivo.

Ebbene, di fronte a tale giusta e doverosa protesta il preside della scuola ha fatto finta di non saperne niente, la scrittrice Mazzucco ha manifestato il suo "democratico" sdegno: "trovo del tutto pretestuosa l’accusa di oscenità a un romanzo che parla semplicemente di famiglia e d’amore, si tratta solo di accuse ridicole, volgari e squadriste".

Che dire? C’è solo da vergognarsi di fronte a cotanta oscena arroganza manifestata dal futuro, forse, premio Nobel per la letteratura.

Quello che è più scandaloso però è che al di fuori della scuola il fatto è passato pressochè inosservato; il Ministero dell’Istruzione, sembra, per sua bontà, deciderà se chiedere dei chiarimenti. La magistratura, tanto solerte e puntigliosa in altre circostanze meno deplorevoli, sembra essere tutta alle cure termali ed infine, come consuetudine, il mondo della sinistra fa finta di ignorare quando vergognose vicende coinvolgono persone "democratiche e progressiste".

Ad esempio durante il governo Berlusconi crollò un pezzo di superfetazione a Pompei: i sinceramente democratici, per un fatto semplicemente insignificante, si stracciarono le vesti fino a far dimettere il ministro per i Beni culturali. Dopo il governo Berlusconi i crolli, di gran lunga più importanti, si sono susseguiti frequentemente, ma dal mondo akkulturato non un gemito di dolore si è levato.

Ritornando all’episodio del liceo romano, penso che promuovere una campagna contro l’omofobia nelle scuole sia un’iniziativa lodevole, bisognerebbe avere però l’avvertenza di non urtare la sensibilità delle persone che magari vorrebbero affrontare l’argomento in forma meno cruda e, soprattutto, in modo civile. Che sia una pretesa, anzi, un’esigenza assurda?

NESSUN COMMENTO

Comments