Mazzette ad Abano Terme – di Franco Esposito

Tangenti, mazzette, corruzione, magna-magna. Il ritornello italiano, squallide parole e musica. Bustarelle dalle Alpi alla Sicilia, il marcio in svariati comuni d’Italia. Amministrati per modo di dire, semplicemente covi di ruberie. Dappertutto, senza distinzione di territorio.

Abano Terme, in Veneto, provincia di Padova, diciannovemila e rotti abitanti, l’industria delle terme e del turismo,  250.000 turisti l’anno, cure e serenità, il luogo più fresco della corruzione. Tangenti e mazzette: in carcere è finito il sindaco rieletto al ballottaggio nelle liste civiche di centrodestra. I finanzieri delle Fiamme Gialle lo hanno arrestato all’alba nella sua abitazione. Luca Claudio è accusato di corruzione, concussione e induzione indebita. L’indagine della Guardia di Finanza prende le mosse da un giro di presunte tangenti sulla manutenzione del verde. Il sistema avrebbe messo in moto un vertiginoso scambio di bustarelle a più ampio raggio in grado di coinvolgere l’edilizia e l’edilizia scolastica anche nel vicino comune di Montegrotto.

Le mazzette nel Nord Est d’Italia. La corruzione basata sulle tangenti presunte avrebbe prodotto un giro marcio di oltre 20 milioni di euro. Il business truffaldino riguarderebbe tutti i settori della vita delle amministrazioni pubbliche coinvolte, Abano Terme e Montegrotto. I provvedimenti eseguiti dalle Fiamme Gialle colpiscono altre quattro persone, oltre al sindaco Luca Claudio. Un amministratore e tre imprenditori: Massimo Bordin, eletto sindaco a Montegrotto nel 2011 e dimessosi nel 2015, indagato anche lui per un giro di presunte tangenti sulla manutenzione del verde. Gli imprenditori arrestati, poi: Massimo Trevisan, ritenuto il presunto prestanome del sindaco di Abano Terme e a capo di alcune società che avrebbero veicolato le presunte tangenti; Luciano Pistorello, imprenditore attivo nelle manutenzioni e nei rifacimenti stradali; Saverio Guerrato, impegnato nell’edilizia pubblica.

Capi d’accusa e arresti hanno sconvolto la mitica tranquillità di Abano Terme, località a ridosso dei Colli Euganei e principale centro delle Terme Euganee. Qui sarebbero nati Tito Livio, Gaio Flacco e Annunzio Stecca. Abano fu sede del Comando Supremo militare italiano. Città termale, frequentata dal generale Armando Diaz, dal maresciallo Badoglio e in epoca meno antica da Ferruccio Parri e Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica.

Gabriele D’Annunzio, vate d’Italia, progettò ad Abano il volo su Vienna. Le terme confortarono Ugo Foscolo nella stesura de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, opera sempiterna. La corruzione in comune pare fosse nota a molti nell’amena cittadina con lo splendido orologio-meridiana in piazza del Sole, opera di Elio Schiavon. Le acque arrivano dalle Alpi e lungo il percorso si arricchiscono di preziosi minerali nello scorrimento fino a quattromila metri di profondità. Gli effetti terapeutici dei fanghi sono riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

L’organizzazione alberghiera di Abano è a livelli ottimali. Sette imprenditori hanno dichiarato di aver pagato tangenti perché sarebbe stato questo l’unico modo per lavorare tra Abano e Montegrotto, diecimila residenti a sua volta, vacanze di benessere, gli scavi romani, il museo del vetro, la casa delle farfalle. Il sito termale è conosciuto anch’esso in tutta Europa.

Secondo il procuratore di Padova, Matteo Stuccini, le dichiarazioni degli imprenditori hanno agevolato e velocizzato la conclusione dell’inchiesta. Il cui inizio è stato originato da una mazzetta presunta nel 2015. Il procuratore aveva riferito di sette imprenditori che “hanno parlato e detto di aver dato soldi e che questa era l’unica condizione per continuare a lavorare ad Abano e Montegrotto”. Non un caso isolato, ma un sistema corruttivo ampiamente collaudato.

“Le accuse a mio carico? Le solite”, ha risposto il sindaco Luca Claudio ai cronisti e alle televisioni mentre i finanzieri lo portavano via, in stato di arresto, ieri alla buon’ora. Increduli molti cittadini, perplessi; altrettanti non sorpresi, come se avessero ampiamente previsto che la resa dei conti sarebbe comunque arrivata, prima o poi. “Non vedevano e non sapevano solo i nostri concittadini che si erano imposti cecità e sordità”. A domanda Abano Terme risponde. Niente ciacole. Questa è roba vera e parecchio brutta.

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