Maxi sequestro a Roma, pizzerie e ristoranti: l’impero della camorra che vale 80 milioni di euro

TO GO WITH AFP STORY BY MARTINE NOUAILLE - (FILES) - Picture taken on May 11, 2007 of an Italian Carabinieri of the ROS (operative special team) walking close to a giant banner depicting the Vesuvius volcan' spaghetti, in S. Paolo Belsito, 15 kms near Naples, south of Italy . AFP PHOTO / MARIO LAPORTA (Photo credit should read MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

Maxi sequestro a Roma. I Carabinieri del Comando Provinciale della Città Eterna hanno dato esecuzione ad un decreto di confisca dei beni emesso dal Tribunale di Roma nei confronti degli imprenditori Luigi, Antonio e Salvatore Righi e di Alfredo Mariotti, i primi tre arrestati dai Carabinieri di Roma nel gennaio 2014 nel contesto dell’indagine "Margarita" (meglio conosciuta come "Pizza Ciro").  

Il provvedimento si basa sull’accertata pericolosità sociale dei predetti soggetti, fondata sul loro coinvolgimento in traffici delittuosi gestiti dalla camorra napoletana. Dalle indagini dei Carabinieri, i fratelli Righi sono emersi, infatti, quali stabili riciclatori per conto della camorra napoletana, al servizio, in particolare, del clan Contini.

Beni sequestrati per un valore di 80 milioni di euro: 28 esercizi commerciali quali bar, ristoranti/pizzerie; 41 beni immobili; 385 rapporti finanziari/bancari; 76 veicoli; 77 società titolari di parte dei suddetti beni; 300mila euro di denaro contante rinvenuti nel corso delle operazioni.

I beni confiscati, già sottoposti a sequestro di prevenzione nel 2014 su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sono attualmente gestiti dagli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale. Le indagini dirette dalla Dda di Roma e condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno dimostrato che l’impero economico dei fratelli Righi, diventati proprietari di fatto di una holding di società attive nella gestione di numerosissimi ristoranti/pizzeria ubicati nelle principali vie di pregio del centro storico della Capitale, con un volume d’affari palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, veniva gestito con modalità illecite, mediante una rete di società intestate a prestanome, finalizzate al reimpiego e all’occultamento di ingenti risorse economiche di provenienza illecita.

Stefano Fassina, candidato sindaco di Roma, dichiara in una nota: "L’operazione condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Roma – con la confisca di beni per un valore di 80 mln di euro – è un duro colpo inferto alla camorra nel territorio romano. La presenza delle mafie a Roma è ancora allarmante. Numerose indagini, in questi anni, hanno fatto emergere un tessuto criminale che controlla pezzi importanti dell’economia capitolina. Nel nostro impegno per Roma c’è anche il tema della lotta alle mafie. Una sfida che si può vincere solo con le armi della trasparenza, della legalità e della buona amministrazione".