Maxi manovra, Se gli emendamenti peggiorano il provvedimento varato dal Governo – di Carlo Di Stanislao

Mentre Irene, piombata puntuale su New York, ma con declassamemento da uragano a tempesta, fa meno danni del previsto, in queste ore cresce l’angoscia per ciò che avverrà, da lunedì, nell’ambito della manovra, poiché, dovendo trovare qualche miliardo di euro per far fronte alle minori entrate derivanti dal no alle pensioni (della Lega) e al contributo di solidarietà (del Pdl), prende sempre più piede l’ipotesi (che colpisce i virtuosi abituati a pagare tutto e sempre) dell’aumento, di mezzo punto o un punto, delle aliquote Iva, sia del 20 che del 10%. Ma per molti, la trovata non sarebbe sufficiente per compensare il non taglio (gradito a tutti i colori politici) di 8,5 miliardi alla spesa dei ministeri nel biennio 2012-2013 e ci vorrebbero interventi ben  più pesanti per rafforzare e dare certezza alla manovra da 55,4 miliardi di correzione dei conti pubblici nel 2014 (sommando al decreto bis quello del 6 luglio).

La Lega vuole e sostiene una tassa sugli evasori, concepita in modo che chi ha un patrimonio che non è congruo al suo tenore di vita paga la differenza, anche perché l’Agenzia delle Entrate, oggi, ha certamente una mappatura più completa dei contribuenti italiani e può ricostruire, grazie a strumenti ormai generalmente affidabili quali gli studi di settore e il redditometro, i redditi presunti. Ma l’idea è indigesta a molta parte del Pdl. Quanto poi all’idea di “far pagare la chiesa”, è già tramontata, con la lettera ad Avvenire di domenica, in cui Alfano si affannava a dichiarare che “tentare di penalizzare la Chiesa significa far del male alla nostra gente e, soprattutto, alla gente più indifesa" e che gli “ipotizzati privilegi” di cui godrebbe la Chiesa sono bugie e falsità, “cavalcate anche da settori del Pd. Si usano cifre fantasiose e si inventano privilegi che non esistono". Lo scopo di questo attacco è, secondo lui, chiaro: "al clamoroso successo della Giornata mondiale della Gioventù a Madrid, che ha sancito la fine del sogno laicista di Zapatero, si doveva trovare una contromossa”.

A parte la discutibile trovata di Alfano, è chiaro che per il governo la chiesa non si tocca ed i soldi non sottratti né agli enti né alla politica, né ai ricchi, vanno trovati altrove. E siccome neanche i sindacati si possono toccare in questa nazione di debiti e previlegi, prima che l’uragano default si abbatta su di noi, con abbandono da parte de l’Europa, ci si arrovella su come fare. Il governo nazionale deve trovare 7 miliardi di euro entro la fine della giornata di domani (poiché tale cifra corrisponde al pacchetto di modifiche concordate all’interno della maggioranza per rispettare la cifra complessiva dell’azione bis da 45,5 miliardi di euro e, poiché dalla manovra è uscito definitivamente il taglio sui costi della politica, tutto sembra far pensare che oltre alla modifica sull’aliquota del 20% possa salire alla ribalta la proposta di incrementare anche quella intermedia, che dal 10% passerà all’11%. Se i due ritocchi dovessero trovare conferma, ciò equivarrebbe a poter reperire circa 6 miliardi di euro l’anno. A quel punto, trovare il miliardo di euro rimanente dovrebbe essere più agevole, e privo di particolari patemi (ad esempio, si potrebbe assorbire tale cifra rinunciando all’eliminazione in toto del discusso contributo di solidarietà, magari introducendo il quoziente familiare). L’unica vera incertezza, scrivono i quotidiani di destra, resta il ministro Tremonti, che non sembra gradire i ritocchi preannunciati e, in fase di consolidamento parlamentare, potrebbe storcere il naso di fronte a quelle che considera ingerenze, spargendo un po’ di cenere intorno a sé, nell’attesa di cambiamenti storici nel centro-destra italiano. In effetti certe uscite recenti e certi interventi al meeting di Rimini, ci dicono che i cattolici italiani di centro-destra, sono a caccia di un cambiamento. Formigoni, con un percorso cattolico assolutamente nobile, Alfano con un passato di cattolico di razza, Lupi e Mauro esponenti di spicco di Comunione e Liberazione che è il più profondo dei movimenti spirituali formato da Don Giussani, potrebbero davvero essere alla base di un totale rinnovamento. Ma c’è anche chi nota che il vero antagonista è Formigoni e che Alfano e Lupi vedono nel Cavaliere ancora il dominus assoluto e che anzi, lui, il premier, inossidabile e ringiovanito dopo dieta-lampo da 8 chili in sette giorni, ha già deciso di sostituire Formigoni, che non ha mai sopportato, proprio con Lupi: l’allievo che ha fatto strada, l’unico ciellino gratificato dal premier con una poltrona di peso, la vicepresidenza della Camera, dopo il trionfo elettorale del 2008 (mentre Formigoni ha dovuto dimettersi da senatore e ritornare mestamente al Pirellone). “Lo scoppiettante Lupi”, lo chiama Re Silvio, che lo ha inserito nella lista dei “giovani unti”, insieme con le Gelmini e gli Alfano, è sempre più spesso nei salotti televisivi che contano con il compito di spiegare il Verbo berlusconiano. Lo scorso 25 agosto, su La Repubblica, si è letto che in una cena con vari giornalisti Formigoni avrebbe detto che Berlusconi dovrebbe andarsene entro Natale, frase negata in una successiva sua lettera al Giornale. Ma che comunque esplicita come nel Pdl  la questione leadership è  tutt’altro che esaurita.

In mezzo a questa bufera di molti capi e molte voci e assenza di decisioni, spicca un altro dato allarmante: la fotografia scattata nei giorni scorsi dall’Istituto Swg , che stima che se si votasse oggi il Pdl non prenderebbe più del 22-25%, mentre la Lega Nord si attesterebbe tra il 7 e il 9%,  il Partito Democratico si attesterebbe attorno al 25 per cento, mentre quello nuovo (ma ancora ufficioso) di Montezemolo, arriverebbe al 20%, rubando voti sia a destra che a sinistra.

Negli uragani non è la violenza del vento e della pioggia a creare la maggior parte delle vittime, ma quella delle mareggiate e delle onde di accompagnamento. Ed anche in politica non sono le manovre, ma gli aggiustamenti a fare il numero maggiore di danni e di vittime, nelle ondate successive.

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