Maturità, gli esami non finiscono mai

Gli esami, nella vita, non finiscono mai. Ma in particolare gli esami di maturità (ne ho già parlato in questi giorni, per altri aspetti) restano nella nostra memoria come un evento indimenticabile

“Gli esami non finiscono mai”. (Eduardo De Filippo)

“Una vita senza esami vale la pena di essere vissuta”. (Socrate)

“Non ho passato il mio esame in diverse occasioni. I miei amici, invece, sì. Ora loro sono ingegneri e lavorano alla Microsoft. Io invece ne sono il proprietario”. (Bill Gates)

“Gli esami non hanno alcun valore. Se uno è un gentiluomo, ne sa abbastanza; se non è un gentiluomo, qualsiasi cosa sappia è per lui un male”. (Oscar Wilde)

“Tanto vale che ti ci abitui subito: sarai esaminato per tutta la vita. Bisogna rendere i conti, dall’inizio alla fine, e che siano giusti! Il medico legale farà il totale dell’addizione”. (Daniel Pennac)

LA MATURITÀ

Gli esami, nella vita, non finiscono mai. Ma in particolare gli esami di maturità (ne ho già parlato in questi giorni, per altri aspetti) restano nella nostra memoria come un evento indimenticabile. La maturità è il primo, vero esame che affrontiamo. Le ansie, le insicurezze spesso sono state talmente forti da restare nei nostri sogni notturni, a lungo, come incubi afflittivi. Ma non sono solo incubi.

IL RICORDO DI UN VECCHIO COMPAGNO

Qualche giorno fa mi ha telefonato un mio vecchio compagno del liceo di Cosenza e abbiamo rievocato con allegria (sono passati quasi sessant’anni) i giorni dell’esame. La mia esperienza è certamente bizzarra, insolita. Vivevo a Genova ed ebbi un duro e aspro litigio con mio padre, che detestava la mia passione per il giornalismo ed esigeva che, come lui, mi impiegassi in banca.

DA GENOVA A COSENZA…

Avevo diciassette anni, ero in seconda liceo. Me ne andai da casa e vissi tre mesi avventurosamente, in una pensioncina nei carruggi genovesi, che un giorno sarebbero stati cantati magistralmente da Fabrizio De Andrè. Mi procuravo da vivere con lavoretti d’occasione. Poi mia madre, disperata, chiese aiuto a un fratello che viveva a Cosenza, il quale generosamente venne a togliermi “dalla strada” e mi portò a casa sua, nelle Calabrie.

CINQUE CUGINI, CINQUE FRATELLI

Questo zio aveva cinque figli e io vissi anni felici con loro. Cinque cugini, cinque fratelli. Lavoravo come giornalista nell’edizione locale de “Il Tempo”: il preside del liceo mi aveva concesso il privilegio di entrare e uscire dall’aula quando volevo. Molti insegnanti mi detestavano, per alcuni compagni ero odioso, per altri un mito.

CHIMICA E FISICA, NON SAPEVO E NON CAPIVO

Alla maturità, fui aiutato in modo imbarazzante dagli esaminatori di chimica e fisica (non capivo un accidente) e fui faticosamente promosso. Ancor oggi mi chiedo cosa sarebbe stato di me, in caso di bocciatura.