Maturità ‘digitale’, il Miur: ‘Hacker? 3 anni per decriptare chiave’

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Hackeraggio sulle tracce della Maturita’? ‘Ci vogliono tre anni per decriptare la chiave’. Emanuele Fidora, a capo della Direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi del ministero dell’Istruzione, non e’ preoccupato dall’ipotesi di eventuali assalti di pirati informatici. ‘La chiave-ministero, 25 caratteri, verra’ resa pubblica alle 8.30 in contemporanea sul sito del ministero, inviandola alle scuole con posta certificata, diffondendola attraverso TG1 e Televideo e attraverso un servizio di Help-Desk contattabile con un numero verde fornito alle scuole: una serie di ‘paracadute’ nell’eventualita’ di un malfunzionamento della rete del ministero. Una volta in possesso della ‘chiave ministeriale’, le scuole, abbinandola a quella gia’ in loro possesso, potranno ‘leggere’ le tracce. I tempi saranno minimi, un clic per dare ‘invio’ e si stampa. Minimo e’ anche il tempo che eventuali hacker avrebbero a disposizione: ‘abbiamo calcolato che ci vogliono circa tre anni a decriptare la chiave: le stesse probabilita’ di vincere al Superenalotto per dieci settimane di seguito’.

Sembrano dunque scongiurate le polemiche sulle presunte ‘fughe’ di documenti con tanto di logo ministeriale che ritualmente accompagnano l’Esame di Stato. Ma una maggiore sicurezza non e’ il solo vantaggio della Maturita’ digitale. La nuova modalita’ fa anche risparmiare, se non soldi certamente personale. Fotocopie si facevano prima e si faranno anche ora (e dunque sulla carta non si risparmia), ma si "salta" un passaggio costoso: finora si registrava un imponente spostamento di personale dagli uffici scolastici provinciali a Roma per prelevare i plichi e portarli nelle varie localita’. Inoltre, c’era uno spiegamento di carabinieri che prendevano in consegna il materiale fino alla mattinata dell’esame per poi distribuirlo, con macchine di servizio, in contemporanea nei vari istituti: solo a Roma, considerando circa 600 scuole, si impiegavano altrettante vetture. ‘C’e’ un risparmio – osserva Fidora – in termini di impiego di uomini, mezzi, benzina. Senza contare che i militari sottratti a questo compito possono essere dirottati a incarichi piu’ importanti di quello di consegnare buste. Insomma, senz’altro c’e’ un miglior utilizzo delle risorse a disposizione’. Da aggiungere al ‘pacchetto risparmio’ la mancata spesa per rinnovare la macchina che sigillava con la ceralacca le buste, l’unica esistente in Italia, costata qualche decina di milioni al tempo della lira. Giace nei sottoscala del ministero da una ventina di anni, e’ stata ampiamente usata finora, e ammortizzata dal punto di vista economico, ma ora e’ vecchia e c’era il reale rischio che si bloccasse da un momento all’altro.

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