Matrimoni gay, Europa vuole più diritti: ma il centro-destra frena

E’ un’Europa piu’ divisa che mai, quella dei diritti per le coppie omosessuali. Cinque paesi ammettono il matrimonio (Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda e Svezia), altri 11 riconoscono le unioni legali (Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Finlandia, Danimarca, Austria, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca e Lussemburgo), ma quando si parla di adozioni e figli le differenze sono ancora maggiori. E la via verso l’uniformita’ di trattamento e’ ancora lunghissima, perche’ anche in Europa, sul tema, e’ forte lo scontro col centro-destra. Dal punto di vista giuridico, il tema dei diritti Lgbt riconosciuti e’ di stretta competenza dei governi nazionali. Cosi’, sulla mappa del continente pubblicata dall’associazione Ilga l’Europa e’ un arcobaleno, con il massimo dei voti attribuito al Regno Unito con 12,5 seguito da Spagna e Svezia con 12. Con l’Italia in maglia nera a 0. E con tutto l’est extra-Ue in cifra negativa (Russia a -2, Bielorussia a -3, Ucraina a -4).

Sul fronte del si’ ai matrimoni gay e’ fortemente schierata la Commissione europea, con la responsabile per gli affari interni Cecilia Malmstrom che subito dopo la dichiarazione del presidente Barack Obama l’ha definita ‘importante’ con un messaggio Twitter. E che oggi si e’ detta personalmente convinta che ‘ogni coppia che si ama dovrebbe potersi sposare in tutta Europa’.

Il Parlamento europeo da anni fa campagna per compattare il ‘patchwork’ di regole. Che, come osservato oggi dal capogruppo Idv Niccolo’ Rinaldi, finisce per limitare anche la liberta’ di circolazione perche’ una coppia riconosciuta ad esempio in Francia, perde i diritti se si trasferisce in Italia.

Ultimo intervento parlamentare in ordine di tempo, quello della plenaria del marzo scorso quando, nell’ambito del rapporto annuale sulla parita’ dei diritti uomo-donna e’ passato nonostante l’opposizione del centro-destra l’emendamento che censurava i governi che, come quello italiano, ‘mettano in atto definizioni restrittive della definizione di ‘famiglia’ allo scopo di negare la protezione legale alle coppie dello stesso sesso e ai loro bambini’. In quella occasione i si’ furono 361, frutto di una maggioranza trasversale libertaria di socialisti-democratici (S&D), liberal-democratici (Alde), Verdi e Sinistra unita (Gue).

Che regolarmente la spunta sul Ppe e sulle destre. Ed il centrodestra venne battuto anche su un emendamento in cui si voleva ribadire la competenza dei governi nazionali in tema di diritto di famiglia. Un modo ‘politico’ per dare tutto il sostegno possibile dell’unica istituzione elettiva europea ad un continente piu’ rispettoso dei diritti individuali.

Intanto in Italia dopo l’ok di Obama si riapre il dibattito politico. "Sarebbe bello audire il presidente Obama’ in Commissione Giustizia della Camera dove oggi si e’ discusso di unioni civili e, ‘nell’imbarazzo generale’, della possibilita’ di includervi le unioni tra persone dello stesso sesso, ha detto Anna Paola Concia del Pd. ‘E’ evidente che questi tentennamenti sono stati spazzati via dalla storia", ha aggiunto. Anche per l’Arcigay ‘l’apertura di Obama segna un punto di non ritorno per coloro che si definiscono democratici, progressisti e laici’, ha affermato il presidente nazionale Paolo Patanè.

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