Marò italiani all’estero, un nostro lettore: ‘fatemi prendere il posto di Latorre’

ItaliaChiamaItalia da tempo, fin dall’inizio, sta dando ampio spazio, come pensiamo sia giusto fare, alla vicenda dei nostri due marò, ancora oggi trattenuti in India da oltre due anni.

Sono tante le lettere e i messaggi dei nostri lettori che riceviamo ogni giorno: messaggi di ringraziamenti per il nostro lavoro, di sostegno. Fra queste, quella di Michele Maddalena, che al nostro direttore scrive: “Caro direttore, questa è la lettera che ho spedito all’ambasciata indiana di Roma. L’ho spedita anche a un centinaio di persone, con preghiera di darne massima diffusione e di rispedirla all’ambasciata indiana. Risultati? Qualche articolo a carattere locale, un articolo sul quotidiano ‘Il Tempo’, tanti complimenti e pacche sulle spalle e… in parole povere, dei marò non importa un fico secco a nessuno! E’ un’amara constatazione, ma è la verità”.

“Prima di andare all’ambasciata (a Roma), sto pensando di scrivere anche alle massime autorità politiche. In questi giorni scriverò anche a qualche presidente di alcune squadre di calcio (serie A). La mia lettera – che all’apparenza può sembrare inutile – credo sia molto chiara ed esplicita. In India, i due marò sono detenuti? Non si sa! Sono liberi, purché non escano dall’ambasciata. Da quale capo d’accusa è derivato questo provvedimento? Non si sa! Tutto campato in aria. La verità, a mio modesto avviso, è una sola: le autorità indiane, grazie alla straordinaria regia dei nostri politici, sono in un vicolo cieco, dal quale si esce solo dopo una canonica figura di merda. Ma loro non sono italiani che, nella merda, guazzano. Ecco il motivo della mia proposta”.

“Lo scambio di ostaggi, motivato da particolari quanto serie congiunture, è ammesso in tutti i popoli civili. Per cui, occorre uscire allo scoperto! Delle due l’una: se i due marò sono colpevoli, non occorre tanto tempo per imbastire un processo. In caso contrario: proscioglimento e liberazione immediata. Adesso a voi la decisione: occorre inondare il sito delle ambasciate indiane con la mia lettera, alla quale è opportuno (se lo si ritiene) aggiungere un commento. In contemporanea evidenziare che esiste un volontario (il sottoscritto) che prende il posto di un ‘prigioniero’ colpito da un male, con ogni probabilità causato dalla inopinata e poco motivata ‘prigionia’. Potete aiutarmi? A vostra disposizione per ogni ulteriore informazione, al ringraziamento anticipato, aggiungo i miei saluti più cordiali”.

Caro Michele, possiamo aiutarti? A questo interrogativo possiamo rispondere soltanto pubblicando la tua lettera all’ambasciatore indiano in Italia. Ci auguriamo che i nostri lettori apprezzino e la facciano girare il più possibile sul web. A te vanno i nostri complimenti per la tua determinazione.

Per dovere di cronaca, ricordiamo che nei giorni scorsi anche il senatore Aldo Di Biagio, del gruppo “Per l’Italia”, ha proposto di essere mandato in India per prendere il posto di uno dei due marò, in questo caso Latorre.

Ecco la lettera che Michele Maddalena ha inviato all’ambasciata indiana in Italia.

LA LETTERA

“Sono certo che Voi siate perfettamente al corrente della arcinota vicenda dei due militari italiani trattenuti in India, la Nazione da Voi rappresentata in Italia. Sono certo, anche, che siate al corrente che uno dei due, Massimiliano Latorre, è ricoverato in ospedale per l’insorgere di una forma d’ischemia, tuttora al vaglio di qualificati sanitari indiani. Quindi, al di sopra e al di fuori delle parti.

Egregio Signor Ambasciatore, personalmente non sono in grado di valutare la gravità del male che ha colpito il militare italiano, ma sono perfettamente in grado di capire che, al di la della valentia dei sanitari del Vostro Paese, la migliore medicina è l’aria del proprio Paese, con il calore della propria famiglia.

Non voglio entrare nel merito della situazione dei due militari e della loro vicenda. Né intendo giudicare chi, dopo oltre due anni, ancora non è riuscito a farlo. Con questa mia intendo chiedere l’immediato rilascio del militare malato, con conseguente rientro nella sua casa, nel seno della sua famiglia.

Per sanare la sete di giustizia dell’India, che vuole due imputati alla sbarra, con effetto immediato sono pronto a prendere il posto di Massimiliano Latorre, fino alle estreme conseguenze.

Vi ringrazio per la cortese attenzione e, spero, per la sollecita risposta. La salute e la vita del militare italiano è sacra e, come riportato in tutti i codici del mondo civile, qualsiasi essere umano malato ha il diritto di ricevere le migliori cure possibili.

In attesa di Vostra sollecita risposta, vogliate gradire i miei saluti,

Michele Maddalena