Marò italiani all’estero, Mauro: dall’India uno schiaffo all’Italia

Non solo un accanimento contro i due marò ma uno schiaffo a tutta l’Italia. Il ministro della Difesa Mario Mauro è a New Delhi. Con la sua presenza ha voluto testimoniare ai due fucilieri la "vicinanza e l’attenzione" del Paese. E, in una intervista ad Avvenire, riferendosi alla richiesta della Procura generale indiana che considera Massimiliano Latorre e Salvatore Girone alla stregua di terroristi commenta: "Il pronunciamento, di fatto, equipara il ruolo dell’Italia al ruolo di uno Stato terrorista. E’ una cosa inaccettabile". E sul ricorso alla legge anti-pirateria dice: "E’ una delle tante illogicità dell’intera vicenda. Che peraltro contraddice le disposizioni della Corte Suprema che ha già bocciato in passato l’intenzione di rifarsi alla legge antiterrorismo". La Procura ha quindi aggirato la Corte "nel modo peggiore, presupponendo di poter rimuovere quella parte che ‘convoca’ la pena di morte. Ebbene questa possibilità può essere rispolverata dal giudice chiamato a pronunciarsi sul caso", "la proposta della Procura è un vero pasticcio, frutto del fatto di non avere un quadro giuridico chiaro".

"C’è un solo soggetto che può pronunciarsi su questo presunto caso di omicidio: un tribunale italiano. Solo una corte italiana può giudicare militari italiani, in servizio su una nave italiana, in acque internazionali, con un tipo di incarico che, se deciso da un governo nazionale, attiene alle strategie internazionali di lotta alla pirateria". Mauro commenta anche l’ennesimo rinvio, il 26.mo in due anni nella vicenda giudiziaria dei due marò: "La Corte Suprema ha capito che nessuno vuole assumersi la responsabilità di una decisione. Il problema è grave se si tiene conto del fatto che in India si avvicinano le elezioni. Cosa che peraltro non tocca la sostanza del problema: sono due anni che due militari italiani non possono essere a conoscenza delle accuse delle quali sono chiamati a rispondere". Secondo Mauro ora occorre "internazionalizzare ancora di più il caso. I nostri fucilieri devono fare ritorno in patria. E seguire il caso da uomini liberi" Sul piano processuale c’è da contrastare con forza il tema della giurisdizione". Secondo Mauro "l’attività anti-pirateria e questo caso sono strettamente collegate. Un Paese che ha 7mila uomini impegnati in 21 nazioni, in 26 diverse missioni, non può sentirsi muovere accuse di terrorismo, quando invece difende la democrazia e la pace in giro per il mondo".

"Forti, consapevoli, determinati. E per niente rassegnati". Così il ministro della Difesa parla del suo incontro avuto a New Delhi con i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da due anni detenuti in India. Spiega quindi che con la sua presenza in India ha voluto testimoniare "la volontà di far sentire ai nostri uomini l’affetto delle Forze Armate, il sostegno del popolo italiano e la determinazione del governo. Non si è trattato solo di una visita di cortesia: sventolare la bandiera italiana in territorio indiano può servire da monito in un rapporto fatto di rispetto tra due democrazie sovrane". E conclude: "Lo ha spesso ripetuto anche il ministro Bonino: ci sarà un tempo per le analisi e i chiarimenti. Oggi è il tempo in cui tutto il Paese deve mettere il proprio peso su una stessa mattonella per l’esclusivo interesse di Salvatore e Massimiliano. Con un unico scopo: riportarli a casa".

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