Marò italiani all’estero, dalla politica chiacchiere e basta – di Leonardo Cecca

Il 19 febbraio del 2012 i due fucilieri di Marina, Massimo la Torre e Salvatore Girone, venivano arrestati dalle autorità indiane con l’accusa di aver sparato a due pescatori, uccidendoli. Sono passati oltre due anni, ma si sono sentite solo tante chiacchiere da parte delle nostre istituzioni. L’unico atto di responsabiltà che c’è stato è stato quello dell’allora Ministro degli esteri Terzi quando alla Camera il 26 marzo 2013 disse, provocando reazioni negative da parte degli altri membri dell’Esecutivo: "Il governo non doveva rimandarli in India, me ne vado per salvare l’onorabilità del Paese".

Lo scorso 2 maggio, Festa della Repubblica, mentre le alte cariche istituzionali tutte impettite assistevano alla parata militare ai Fori Imperiali, i due Marò, in collegamento video con le commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, lanciavano il loro grido di indignazione: "Abbiamo obbedito agli ordini, ma siamo ancora qui".

A questo punto è spontaneo e veritiero un parallelo con quanto successe il famigerato 8 settembre quando il re Badoglio e cortigiani scapparono di notte da Roma, come ladri di polli, per raggiungere posti più tranquilli, senza preoccuparsi delle sorti degli italiani e dei militari sia in Italia che ai vari fronti. Ecco ,questa volta i rappresentanti dei tre governi che si sono succeduti dal giorno dell’arresto ed il Capo di Stato non sono scappati da Roma, ma sono rimasti, tranne il serio ed onesto Terzi, alle loro poltrone, per poi presiedere, impettiti e con aria di salvatori della Patria, alla sfilata del 2 giugno. Cambiano i tempi, ma dai nostri governanti viene sempre un pessimo esempio.

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