Marijuana, Montevideo la nuova Amsterdam a cielo aperto

I consumatori di cannabis potranno acquistare in Uruguay "un massimo di 10 grammi la settimana, a meno di 1 dollaro al grammo, dopo essersi iscritti a un registro nazionale”, ha annunciato nei giorni scorsi in conferenza stampa il presidente dell’Ufficio nazionale delle droghe, Diego Canepa, illustrando i particolari della nuova legge che ha liberalizzato la cannabis nel paese.

Canepa ha precisato che la coltivazione della pianta sarà autorizzata su un massimo di 10 ettari.

Non tutti gli uruguayani sono d’accordo con la liberalizzazione. I farmacisti, ad esempio, invocano l’obiezione di coscienza. "L’Uruguay è il primo Paese al mondo ad avere legalizzato completamente il consumo di marijuana, andando oltre qualsiasi esperimento  antiproibizionista esistente finora. I promotori della legge ci tengono a dire che la parola corretta è regolarizzazione, ossia lo Stato come organo di controllo su tutte le fasi del sistema-cannabis; produzione, distribuzione, consumo".

La legge prevede tre forme per accedere alla sostanza, ognuna delle quali regolata da un apposito album: acquistarla in farmacia, fino a un massimo di 40 grammi al mese, coltivarla in casa (fino a 8 piante ciascuno) o l’iscrizione a un club che potrà avere fino a 40 membri e coltivare un totale di 99 piante.

Il presidente José «Pepe» Mujica ha difeso la legge in un’ottica di lotta al narcotraffico, ma ha voluto anche porre l’attenzione su un aspetto, per così dire, qualitativo. Quasi tutta la marijuana che si consuma nel Cono Sud viene dal Paraguay ed è spesso pressata e di pessima qualità; la produzione «made in Uruguay», che dovrà passare al vaglio dello Stato, sarà invece completamente organica e, sulla carta, meno dannosa.

La prima raccolta indoor sarà disponibile verso metà anno: già si prevede dalla vicina Argentina o dal Brasile un flusso di «turisti del fumo», che dovranno comunque ricorrere ad amici residenti in Uruguay per potersi rifornire. Senza bisogno di chiudersi in un coffeshop e con lo Stato a regolare la partita, Montevideo si prepara così a diventare una nuova Amsterdam a cielo aperto.

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