Marco Pannella, un santo laico – di Cesare Lanza

Per me, Marco è stato un santo laico. Contro i partiti, le religioni, i pregiudizi, le ingiustizie. Sempre, coerentemente, dalla parte di chi soffre. E approvo pienamente ciò che ha detto Emma Bonino e, per una volta, almeno una volta, è stato rimbalzato dai mass media: le celebrazioni, le manifestazioni in morte di Pannella sono macchiate dall’ipocrisia.

Migliaia di ipocriti hanno commentato questa morte con parole bugiarde, che non tenevano conto delle umiliazioni, mortificazioni e comunque ostilità inflitte a Pannella durante la sua lunga vita, a fronte delle sue battaglie. La lista dei nomi sarebbe lunghissima, mi limito – con dispiacere – a citare il necrologio di Giorgio Napolitano sull’”Unità”.

Napolitano è stato per due volte Presidente della Repubblica: chi gli avrebbe vietato di nominare Pannella senatore a vita, al posto di uno dei tanti immeritevoli, che neanche vanno ad occupare il loro posto in Senato, a quel che se ne sa: designazioni uscite dai salotti del potere e da capricciose valutazioni? Forse Pannella avrebbe rifiutato. Per me, come ho già scritto, sarebbe stato un ideale Presidente della Repubblica, inteso come il primo cittadino garante dei diritti di tutti i cittadini italiani.

Nel 1979 – avevo 37 anni – dirigevo, dopo altre esperienze, un settimanale che si chiamava “Contro”, che ebbe una breve vita nonostante una diffusione altissima. Un settimanale che si schierava contro tutto e contro tutti, in maniera aspra e scanzonata. Nell’imminenza di un turno elettorale Pannella – che conoscevo superficialmente – venne a trovarmi a Milano e mi disse, con quello sguardo che ti scavava nel profondo del cuore: “Tu non lo sai, certamente non lo sai, ma tu sei un radicale vero. Perciò ti propongo di inserirti nelle nostre liste elettorali”. Ne fui lusingato, ma rifiutai: all’epoca, forse anche più di oggi e comunque sempre (salvo una stagione di innamoramento, di cui sono fiero, per Bettino Craxi), ho considerato la politica come qualcosa di estraneo e per me di inavvicinabile. Ci salutammo con un abbraccio e quell’episodio resta stampato nella mia memoria. Tutto qui.

“Contro”, per la cronaca, fu chiuso dopo una decina di mesi: l’editore, Saro Balsamo, era il re della stampa pornografica, che il Palazzo gli consentiva di stampare e diffondere. Qualcuno lo minacciò di rompergli le scatole, se non avesse chiuso quel settimanale ribelle.